da http://www.figlididio.it/meditazioni/sensopeccato.html
Il Senso del Peccato, Don Divo Barsotti - estratto
(merita di essere letto tutto - link qui sopra)
Che cosa vuol dire essere uomini?
Vuol dire che sempre più lo spirito umano
investe dall'intimo tutta la natura umana, anche corporea, in tal modo che non
sfugga più alla coscienza e alla responsabilità dell'uomo nessuna sua attività,
ma ogni suo atto sia penetrato di spirito, cioè in ogni suo atto l'uomo sia
cosciente e pienamente responsabile: cosa che non avviene quasi mai.
Su milioni
di atti che compiamo ogni giorno solo poche migliaia sono atti umani e di questi
pochissimi sono atti squisitamente religiosi.
Quando sarà che tutti questi
milioni di atti dell'uomo saranno atti umani?
E qui bisogna che spieghi che cosa
intendo per atto dell'uomo e che cosa per atto umano.
Atto dell'uomo è
qualunque atto che compia un uomo, anche se lo compie dormendo, anche se lo
compie inconsapevolmente; sono quegli atti che si possono compiere per puro
automatismo, per pura abitudine, senza che l'anima veramente rifletta sull'atto,
veramente lo voglia, veramente sia libera e si determini a compierlo.
Quanti
atti compio mentre parlo, con le mani, col viso, con la bocca con gli occhi!
Ma
di quanti sono consapevole?
Di quanti sono perfettamente libero e cosciente?
Gli
atti dunque di cui non ho piena coscienza e piena responsabilità sono atti
dell'uomo perché sono atti compiuti da un uomo, ma non sono atti umani perché
non sono investiti, trasfigurati dall'intimo da questa responsabilità piena che
è propria dell'uomo come spirito.
L'uomo è veramente uomo quando tutte le sue
attività promanano da lui non come animale, dalle sue potenze soltanto animali,
ma anche in quanto è lo spirito suo che le dirige, che le vuole e dà loro un
contenuto.
Per questo tanto più l'uomo è uomo quanto più è responsabile di tutti
gli atti che compie.
Per la massima parte gli uomini sono portati via, così,
dai loro istinti; non si impegnano mai, non riflettono, non c'è mai in loro un
esercizio di volontà vera.
Quanti sono gli uomini che si lasciano vivere in
questo modo! E non fanno del male: la vita animale non è una vita peccaminosa, è
vita animale.
Il peccato implica la vita umana perché per fare un peccato ci
vuole la piena coscienza di quello che si fa.
Ci può essere la responsabilità in
radice, ma fino ad un certo punto, perché se uno rimane sempre un bambino sul
piano morale, non acquista nemmeno il senso di una sua responsabilità di essere
promosso ad essere uomo.
In fondo è così per la massima parte degli uomini;
non è che non compiano mai un atto umano: prima o poi lo compiono, ed è quello
che li salva o li perde; ma in massima parte gli uomini rimangono bambini.
E
vanno in Paradiso, magari attraverso il Purgatorio, ma ci vanno.
Ma quanto più
l'uomo diviene uomo, tanto più diviene consapevole dei suoi atti, e tanto più
cresce il rischio della sua salvezza, ma cresce anche la possibilità di una sua
santificazione.
La santità è il puro consumare di tutto l'uomo in una vita
spirituale pura. Ecco la preghiera pura. È l'uomo che consuma tutto senza più
nessuna opacità, senza più nessuna passività nei confronti del temperamento,
dell'ereditarietà, degli automatismi animali dell'essere.
Di tutto quello che fa
è pienamente cosciente, egli ha piena padronanza di sé.
È la piena libertà che
l'uomo ha conquistato.
E proprio per questo la perfezione umana si unisce alla
perfezione della santità e si può unire alla perversione totale.
Quando si dice essere permeabili allo Spirito Santo
Manda, Signore, operai nella tua messe....
abbiamo così bisogno di luci che brillino come astri, riflettendo la tua Luce.
Per me è una meraviglia, una delizia per il pensiero.
Riflessioni stra-personali sul mio cammino di conversione. Nessuno nasce imparato, io no di certo. Quindi pregando, camminando, ascoltando, leggendo, meditando, osservando, cerco di imparare. Anzi: cerco di disimparare me ed il mondo, per abbandonarmi alla meraviglia dell'invisibile.
martedì 22 gennaio 2013
lunedì 21 gennaio 2013
Il peccato del mondo
da http://www.figlididio.it/meditazioni/sensopeccato.html
Il Senso del Peccato, Don Divo Barsotti - estratto
(merita di essere letto tutto - link qui sopra)
....
Ho letto (credevo mio dovere leggerlo) Sartre. Che terribile cosa! Non tanto per
quello che scrive e per il modo con cui scrive - questa impassibilità onde non
esiste più né male né bene - no, che cosa terribile sentire che io sono
veramente solidale con quegli uomini che lui descrive. Non c'è nulla che io
senta del tutto estraneo a me. La peggiore perversione umana mi è possibile.
E
in che misura, se mi è veramente possibile, non è anche reale?
Io mi sento un
lebbroso peggio di qualsiasi lebbroso.
Io non so se vi è un peccato solo in
questo mondo di cui io non sia colpevole; non so se vi è un peccato di cui non
sia responsabile davanti al Signore. Io sento che la mia salvezza esige da parte
di Dio la misericordia che Egli deve avere per tutto l'universo, perché in me vi
sono tutti i possibili peccati che sono stati commessi e che si commetteranno.
E
non vi è in me nessuna possibilità di sottrarmi a ogni caduta.
Non posso dire
che se anche io realmente non sono caduto (e non so nemmeno questo) o non cadrò
non vi sia in me una reale possibilità di cadere.
Forse me ne è mancata
l'occasione; forse la mia vita si è svolta in tal modo che senza nessun mio
merito io sono andato per una strada mentre altri sono andati per un'altra:
l'educazione che ho ricevuto, l'ambiente nel quale sono vissuto, le situazioni
concrete nelle quali mi sono trovato, tutto questo ha fatto sì che io non sia
caduto; ma fino a che punto posso giustificarmi di fronte a Dio volendo apparire
meno colpevole di altri che, essendosi trovati in altre situazioni, avendo
ricevuto un'altra educazione, hanno vissuto quello che io avrei vissuto?
E ho sentito che davvero ogni uomo è tutta l'umanità.
E ho sentito che davvero ogni uomo è tutta l'umanità.
Io non posso salvarmi se nella
mia salvezza tutta l'umanità non è salva, perché veramente non sono solidale con
gli altri soltanto per un atto di mia volontà, ma sono solidale per la mia
natura di uomo e come uomo non sono in nulla disuguale dagli altri.
E ho pensato: Gesù medesimo se ha redento tutta l'umanità è perché ha salvato Se stesso, come dice la Lettera agli Ebrei: Egli rivolse la sua preghiera con grande clamore e lacrime a Dio che poteva salvarlo dalla morte. Forse Egli mi ha salvato perché ha salvato Se stesso. Egli è veramente l'Uomo.
E ho pensato: Gesù medesimo se ha redento tutta l'umanità è perché ha salvato Se stesso, come dice la Lettera agli Ebrei: Egli rivolse la sua preghiera con grande clamore e lacrime a Dio che poteva salvarlo dalla morte. Forse Egli mi ha salvato perché ha salvato Se stesso. Egli è veramente l'Uomo.
Io non potrò mai
essere redento se non in Lui; in me veramente il peccato non potrà mai essere
pienamente vinto, mai pienamente trasceso; porterò fino alla morte un'umanità
che è complice più o meno di tutti i peccati del mondo, porterò fino alla morte
un'umanità che è contaminata da tutti gli orrori. Forse posso essere salvato
solo nel Cristo.
Egli è l'unico Uomo in cui l'umanità è stata salvata, e salva
anche me.
Ma sento allora che non posso essere salvato in Lui se non nella misura che io sono realmente compreso, cosciente, che la mia salvezza è impossibile, che un Altro deve operarla, che in un Altro io sono salvo.
Ma sento allora che non posso essere salvato in Lui se non nella misura che io sono realmente compreso, cosciente, che la mia salvezza è impossibile, che un Altro deve operarla, che in un Altro io sono salvo.
....
Grandioso, apre una finestra sul vero...
L'ossessione
Alcune volte il desiderio ti scava dentro,
il desiderio di vedere, di ascoltare, di sapere, di toccare.
Di stare vicino,
di sentire il punto di vista,
di conoscere il timbro della voce,
di vedere come cammina,
come parla,
come sorride,
come guarda quando ama.
Il desiderio scava,
lacera,
grida,
e ti scopri quasi ossessionata.
E, alla fine,
vuota,
ti rendi conto che ballavi sola.
E torni al silenzio,
che accoglie,
che attende,
che ha sue regole.
Una relazione non è mai facile,
bisogna capirsi,
comprendersi,
attendersi,
conoscersi.
Comunicare.
il desiderio di vedere, di ascoltare, di sapere, di toccare.
Di stare vicino,
di sentire il punto di vista,
di conoscere il timbro della voce,
di vedere come cammina,
come parla,
come sorride,
come guarda quando ama.
Il desiderio scava,
lacera,
grida,
e ti scopri quasi ossessionata.
E, alla fine,
vuota,
ti rendi conto che ballavi sola.
E torni al silenzio,
che accoglie,
che attende,
che ha sue regole.
Una relazione non è mai facile,
bisogna capirsi,
comprendersi,
attendersi,
conoscersi.
Comunicare.
domenica 20 gennaio 2013
Lettera a Maria - S. Teresa di Lisieux
J.M.J.T.
Gesù
Dal Carmelo, luglio 1890
Mia cara piccola Maria,
Ringrazia molto il buon Dio per tutte le grazie che ti fa e non essere così ingrata da non riconoscerle!
Mi hai fatto l’effetto di una contadinella che un re potente va a chiedere in sposa e che non osa accettare, col pretesto di non essere abbastanza ricca e istruita nelle abitudini della corte, senza riflettere che il suo regale fidanzato conosce la sua povertà e la sua debolezza molto meglio di quanto non la conosca lei stessa... Maria, se tu sei nulla, non bisogna dimenticare che Gesù è tutto, perciò occorre perdere il tuo piccolo niente nel suo infinito tutto e non pensare che a questo tutto, il solo amabile!…
Bisogna non desiderare neppure di vedere il frutto raccolto dai tuoi sforzi: Gesù si compiace nel conservare per lui solo questi piccoli niente che lo consolano.
Tu ti inganni, mia diletta, se credi che la tua piccola Teresa cammini sempre con ardore nella strada della virtù: lei è debole e molto debole; tutti i giorni ne fa una nuova esperienza. Ma Gesù si compiace d’insegnarle, come a san Paolo, la scienza di vantarsi nelle sue infermità (cfr. 2Cor 12,5): questa è una grande grazia e io prego Gesù di insegnartela, poiché solo in questo si trova la pace e il riposo del cuore. Quando ci si vede così miserabili, non ci si vuole più prendere in considerazione e non si guarda che l’unico Diletto!…
Mia cara piccola Maria, quanto a me, non conosco altro mezzo per giungere alla perfezione che «l’Amore»… Amare! Come il nostro cuore è fatto proprio per questo! Talvolta cerco un’altra parola per esprimere l’amore, ma sulla terra d’esilio le parole sono impotenti a rendere tutte le vibrazioni dell’anima. E così occorre attenersi a quest’unica parola: «Amare!»…
Ma a chi il nostro povero cuore affamato d’Amore lo prodigherà? Ah, chi sarà abbastanza grande per questo? Un essere umano potrà comprenderlo? E, soprattutto, saprà ricambiarlo? Maria, non vi è che un essere che possa comprendere la profondità di questa parola: Amare! Non c’è che il nostro Gesù che sappia renderci infinitamente più di quanto gli diamo...
Maria del Santissimo Sacramento!… Il tuo nome ti dice la tua missione: consolare Gesù, farlo amare dalle anime. Gesù è malato e bisogna rilevare che la malattia dell’amore si guarisce solo con l’amore!… Maria, dona veramente tutto il tuo cuore a Gesù: Egli ne ha sete, ne è affamato. Il tuo cuore, ecco ciò a cui Egli aspira, al punto che, per averlo per Sé, acconsente d’alloggiare in un buco sporco e scuro… Ah, come non amare un amico che si riduce ad una così estrema indigenza? Come osare ancora portare come scusa la propria povertà, mentre Gesù si rende simile alla sua Fidanzata?… Egli era ricco e si è fatto povero per unire la sua povertà alla povertà di Maria del Santissimo Sacramento. Che mistero d’amore!…
Il mio cuore è sempre con Maria del Santissimo Sacramento. Il tabernacolo è la casa d’amore in cui le nostre due anime sono rinchiuse.
La tua sorellina che ti chiede di non dimenticarla nelle tue preghiere.
Suor Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo
nov. carm. ind.
Gesù
Dal Carmelo, luglio 1890
Mia cara piccola Maria,
Ringrazia molto il buon Dio per tutte le grazie che ti fa e non essere così ingrata da non riconoscerle!
Mi hai fatto l’effetto di una contadinella che un re potente va a chiedere in sposa e che non osa accettare, col pretesto di non essere abbastanza ricca e istruita nelle abitudini della corte, senza riflettere che il suo regale fidanzato conosce la sua povertà e la sua debolezza molto meglio di quanto non la conosca lei stessa... Maria, se tu sei nulla, non bisogna dimenticare che Gesù è tutto, perciò occorre perdere il tuo piccolo niente nel suo infinito tutto e non pensare che a questo tutto, il solo amabile!…
Bisogna non desiderare neppure di vedere il frutto raccolto dai tuoi sforzi: Gesù si compiace nel conservare per lui solo questi piccoli niente che lo consolano.
Tu ti inganni, mia diletta, se credi che la tua piccola Teresa cammini sempre con ardore nella strada della virtù: lei è debole e molto debole; tutti i giorni ne fa una nuova esperienza. Ma Gesù si compiace d’insegnarle, come a san Paolo, la scienza di vantarsi nelle sue infermità (cfr. 2Cor 12,5): questa è una grande grazia e io prego Gesù di insegnartela, poiché solo in questo si trova la pace e il riposo del cuore. Quando ci si vede così miserabili, non ci si vuole più prendere in considerazione e non si guarda che l’unico Diletto!…
Mia cara piccola Maria, quanto a me, non conosco altro mezzo per giungere alla perfezione che «l’Amore»… Amare! Come il nostro cuore è fatto proprio per questo! Talvolta cerco un’altra parola per esprimere l’amore, ma sulla terra d’esilio le parole sono impotenti a rendere tutte le vibrazioni dell’anima. E così occorre attenersi a quest’unica parola: «Amare!»…
Ma a chi il nostro povero cuore affamato d’Amore lo prodigherà? Ah, chi sarà abbastanza grande per questo? Un essere umano potrà comprenderlo? E, soprattutto, saprà ricambiarlo? Maria, non vi è che un essere che possa comprendere la profondità di questa parola: Amare! Non c’è che il nostro Gesù che sappia renderci infinitamente più di quanto gli diamo...
Maria del Santissimo Sacramento!… Il tuo nome ti dice la tua missione: consolare Gesù, farlo amare dalle anime. Gesù è malato e bisogna rilevare che la malattia dell’amore si guarisce solo con l’amore!… Maria, dona veramente tutto il tuo cuore a Gesù: Egli ne ha sete, ne è affamato. Il tuo cuore, ecco ciò a cui Egli aspira, al punto che, per averlo per Sé, acconsente d’alloggiare in un buco sporco e scuro… Ah, come non amare un amico che si riduce ad una così estrema indigenza? Come osare ancora portare come scusa la propria povertà, mentre Gesù si rende simile alla sua Fidanzata?… Egli era ricco e si è fatto povero per unire la sua povertà alla povertà di Maria del Santissimo Sacramento. Che mistero d’amore!…
Il mio cuore è sempre con Maria del Santissimo Sacramento. Il tabernacolo è la casa d’amore in cui le nostre due anime sono rinchiuse.
La tua sorellina che ti chiede di non dimenticarla nelle tue preghiere.
Suor Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo
nov. carm. ind.
sabato 19 gennaio 2013
I nostri deserti - Madeleine Delbrel
Quando
ci si ama, si vuol stare insieme
e quando si è insieme ci si
desidera parlare.
Quando
ci si ama, è penoso
avere sempre della gente intorno.
Quando
ci si ama, si vuole ascoltare l'altro,
solo,
senza che voci estranee
ci vengano a turbare.
venerdì 18 gennaio 2013
Confessione 2: senso di colpa e senso del peccato
Una delle caratteristiche del nostro tempo è lo smarrimento del senso del peccato. Esso, per sua natura, è direttamente proporzionale alla perdita del senso di Dio.
Diventa assolutamente necessario riscoprire il Volto di Dio e della sua Bellezza, “farlo” ritornare dal suo “esilio”, là dove è stato confinato dall’uomo e dalla società nella quale viviamo.
Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amati,
da morti che eravamo per i peccati, ci ha fatti rivivere con Cristo:
da morti che eravamo per i peccati, ci ha fatti rivivere con Cristo:
per grazia infatti siete stati salvati. (Ef 2,4-5)
Ho la convinzione che sono moribonda? Ho la certezza che da morta che ero, sono stata "miracolata" per Sua sola grazia e che, ora, devo "attendere alla mia salvezza con timore e tremore" (Fil 2,12)?
Essere moribondi vuol dire sapere di essere malati, affidarsi alle mani del medico, sapere che la malattia c'è. Es: il lebbroso e Gesù. Il lebbroso sa di essere lebbroso, sa che se gli cade un piede è perchè è lebbroso, ne sente angoscia e dolore, ma conosce la realtà del suo essere malato e conosce il decorso della malattia. L'unica cosa che può fare, veramente sua, in suo potere, è implorare la guarigione dall'Unico che, solo, può guarire.
Perchè morta? Perchè sono nata nella colpa dei progenitori, la concupiscenza del mondo mi attrae di brutto (non è bello quel che è bello, ma è bello ciò che piace) e la mia volontà è ripiegata sulla mia superbia e sul mio orgoglio.
Perchè moribonda? Perchè Gesù (ma che eroe sei? cosa ti abbiamo fatto? cosa ti sei lasciato fare? .... tu che potevi annichilire tutto in un istante .... ) mi ha liberato dalla colpa dei progenitori, per amore, solo per amore, e - solo per amore - attende che io risponda sì, ok, vedo, sento che c'è ancora qualcosa che non va.
Vedo te, ascolto te, penso a te, immagine dell'uomo compiuto e la distanza è abissale.
Stai con me, curami, aiutami, istruiscimi, parlami. Perdonami.
Ma, più di tutto, grazie. Grazie. Grazie.
Perchè scommetti su di me, sul tuo progetto, perchè mi hai creata migliore di quello che sono.
Lo so perchè lo dici tu.
E posso diventare ciò che sono solo se lascio fare a te.
Perchè senza di te io non posso nulla.
Che sei Colui che è. Io: sono nulla senza di te.
E questa certezza devo dire che mi crea "libidine" quando ci penso.
Vieni e regna nel mio cuore, Signore Gesù, mio eroe. Cosa aspetti?
Quanto più l’uomo si incontra “a tu per tu” con il Signore, tanto più scopre e conosce i suoi peccati, sentendosi indegno di stare al cospetto di Dio. Succede come quando vediamo, in penombra, la disposizione degli oggetti in una stanza: il disordine ivi regnante o la polvere depositata un po’ dovunque non si notano. Ma non appena accendiamo la luce o apriamo la finestra, immediatamente ci accorgiamo della confusione che vi regna e della polvere che si è accumulata. Dio è luce. Egli solo sa mettere a nudo le nostre mancanze, ma lo fa con amore e misericordia, ossia facendoci avvertire il bisogno di togliere da noi la “polvere” che forse da tempo abbiamo accumulato nella nostra vita e di rimettere ordine ed armonia dentro la stanza del nostro cuore.
Affidarsi, davvero
Don Dolindo Ruotolo, sacerdote napoletano vissuto e morto in concetto di
santità, ha scritto questo insegnamento sull'abbandono in Dio
ispiratogli da Gesù stesso.
«Perchè vi confondete agitandovi? Lasciate a me la cura delle vostre cose e tutto si calmerà. Vi dico in verità che ogni atto di vero, cieco, completo abbandono in me, produce l'effetto che desiderate e risolve le situazioni spinose.
Abbandonarsi a me non significa arrovellarsi, sconvolgersi e disperarsi, volgendo poi a me una preghiera agitata perché io segua voi e cambiare così l'agitazione in preghiera. Abbandonarsi significa chiudere placidamente gli occhi dell'anima, stornare il pensiero della tribolazione, e rimettersi a me perché io solo vi faccia trovare, come bimbi addormentati nelle braccia materne, all'altra riva.
Quello che vi sconvolge e vi fa un male immenso è il vostro ragionamento, il vostro pensiero, il vostro assillo e il volere ad ogni costo provvedere voi a ciò che vi aflligge.
giovedì 17 gennaio 2013
L'uomo: spirito, anima e corpo - Watchman Nee
INTRODUZIONE
Il concetto corrente circa l'essere umano è dualista: è composta di anima e di corpo. Secondo questa concezione, l'anima è la parte interiore, invisibile, spirituale, mentre il corpo è la parte esteriore, visibile. C'è indubbiamente una parte di verità in questa concezione, ma è del tutto insufficiente. Il corpo è certamente il contenitore, ma la Bibbia non fa mai confusione fra lo spirito e l'anima, come se i due termini fossero sinonimi. La loro stessa natura li distingue l'uno dall'altra. La Parola di Dio concepisce l'uomo come un essere tripartito: spirito, anima e corpo.
Il concetto corrente circa l'essere umano è dualista: è composta di anima e di corpo. Secondo questa concezione, l'anima è la parte interiore, invisibile, spirituale, mentre il corpo è la parte esteriore, visibile. C'è indubbiamente una parte di verità in questa concezione, ma è del tutto insufficiente. Il corpo è certamente il contenitore, ma la Bibbia non fa mai confusione fra lo spirito e l'anima, come se i due termini fossero sinonimi. La loro stessa natura li distingue l'uno dall'altra. La Parola di Dio concepisce l'uomo come un essere tripartito: spirito, anima e corpo.
1 Tessalonicesi 5,23 dice:
"L'intero essere vostro, lo spirito, l'anima e il corpo
sia conservato irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo".
Questo versetto mostra chiaramente che la creatura umana è composta di
tre parti. Se la completa santificazione dei credenti includesse soltanto due
elementi, l'apostolo Paolo avrebbe detto semplicemente: la vostra anima e il vostro
corpo. Invece ha detto: spirito, anima e corpo.
mercoledì 16 gennaio 2013
L'ora presente - S. Faustina Kowalska
Se guardo il futuro,
m’investe la paura;
ma perché inoltrarsi nel futuro?
Mi è cara soltanto l’ora presente,
perché il futuro
forse non albergherà nella mia anima.
m’investe la paura;
ma perché inoltrarsi nel futuro?
Mi è cara soltanto l’ora presente,
perché il futuro
forse non albergherà nella mia anima.
Il tempo passato non è in mio potere
per cambiare, correggere,
o aggiungere qualche cosa.
Né i sapienti, né i profeti
han potuto far questo.
Affido pertanto a te, o Dio,
ciò che appartiene al passato.
per cambiare, correggere,
o aggiungere qualche cosa.
Né i sapienti, né i profeti
han potuto far questo.
Affido pertanto a te, o Dio,
ciò che appartiene al passato.
O momento presente,
tu mi appartieni completamente:
desidero utilizzarti
per quanto è in mio potere.
Perciò, confidando nella tua misericordia,
avanzo nella vita come un bambino,
e ogni giorno ti offro, Signore, il mio cuore
infiammato d’amore
per la tua maggior gloria.
tu mi appartieni completamente:
desidero utilizzarti
per quanto è in mio potere.
Perciò, confidando nella tua misericordia,
avanzo nella vita come un bambino,
e ogni giorno ti offro, Signore, il mio cuore
infiammato d’amore
per la tua maggior gloria.
martedì 15 gennaio 2013
La mia relazione
Rieccomi.
Silenzio, meditazione, rielaborazione.
Si riparte
Cosa ho che io non abbia ricevuto?
Cosa sono se non qualcosa che è in continuo divenire, mutazione, evoluzione grazie ad Altro/altri/ambiente (spazio-tempo)?
Mi è stata donata intelligenza, memoria, sentimento e volontà.
E tutto questo bene, tutta questa forza, tutta questo "esistere" a cosa serve se non per cercare il senso?
E' utile lasciarsi vivere, nel trascorrere monotono delle giornate, o è più interessante vivere l'intenzionalità, l'esserci, il pensare, il sentirsi vivi anche lavando i piatti?
D'altronde, già lavare i piatti è un'attività che i miei cani non fanno (a parte lucidare la scodella, ovvio), come giocare a briscola o ascoltare a manetta will-i-am...
Quindi:
io sono viva, i miei cani sono vivi.
entrambi puliamo dove mangiamo
..... ma io posso farlo guardando le mie mani che si muovono e dire: ma che meraviglia!
.... canticchiare mentre asciugo le pentole e ringraziare perchè sono proprio io, in quel momento, viva a me stessa e lieta di sentirmi esplodere il cuore dalla gratitudine di esserci.
E, se voglio, posso fare una telefonata di un'ora, giocare a briscola, sfogliare una rivista, leggere una poesia.
Questo evidenzia una differenza, secondo me.
E' una vita diversa rispetto a quella dei miei cani, diversa di un di più che è qualcosa di non così casuale ma, direi, più causale. Causa di altro. A causa di Altro.
E mi rendo conto che vivo nella nebbia interiore, nell'offuscamento del pensiero, nella passività di una vita che, restando uguale a sè stessa può essere rivoluzionata dal di dentro.
Perchè, se non cambiano le condizioni al contorno, fare una rivoluzione vuol dire cambiare l'unica cosa che è in mio potere. Me. Il mio pensiero. Il mio agire. Le mie reazioni. Il mio sentire.
Quindi, guardare ad una tinozza di piatti non come una noia perchè non ho voglia, perchè sono destinata a diventare primo ministro, perchè gli altri non mi apprezzano, perchè io so cosa valgo, perchè, perchè, perchè...., ma perchè è il mio posto, ora, di fare la mia rivoluzione. Di guardare a questa tinozza come un miracolo della creazione, della tranquillità, del mio dire sì al fatto che ci sono. Adesso.
Perchè io credo, perchè è logico, perchè amare espande il cuore, ti fa bruciare, ti fa vivere come un tizzone. Perchè sentire l'aria che respiro dà gusto, perchè sentire il cuore che batte ti fa sentire grata.
E perchè riconoscere il fallimento di una vita, vuol dire solo sentirsi lontani da casa.
La sofferenza esiste, il male è accuattato fuori dalla porta, il dolore rende pavidi.
Ma cambiare la testa, lasciarsi andare, affidarsi è semplicemente riconoscere che non sono sola, perchè quando sorrido Dio è con me, perchè Dio è Spirito, Dio è Amore, Dio è il Bello; Dio è il Bene, Dio è la Giustizia, Dio è la Compassione, Dio è l'Ascolto, Dio è l'Amico, Dio è il Forte; Dio è Colui che E'.
Perchè tutto il bene che posso, tutto l'amore che posso, tutto il dare che posso, non è mio, non sono io, ma prendo da Lui per darlo ad altri. Ed è in quest'ottica che vale il fare. Perchè mi sento parte di Lui, abbracciata a Lui, insieme a Lui.
Ed è questa certezza, nell'oscurità della vita pellegrina, che mi rende piena di zelo.
Nulla esiste se non in relazione a qualcos'altro.
giovedì 30 agosto 2012
Cercare la sapienza
Figlio mio,
se tu accoglierai le mie parole
e custodirai in te i miei precetti,
tendendo il tuo orecchio alla sapienza,
inclinando il tuo cuore alla prudenza,
se - appunto - invocherai l'intelligenza
e rivolgerai la tua voce alla prudenza,
se la ricercherai come l'argento
e - per averla- scaverai come per i tesori,
allora comprenderai il timore del Signore
e troverai la conoscenza di Dio,
perche' il Signore da' la sapienza,
dalla sua bocca escono scienza e prudenza.
....
Allora comprenderai l'equita' e la giustizia,
la rettitudine e tutte le vie del bene,
perche' la sapienza entrera' nel tuo cuore
e la scienza deliziera' il tuo animo.
La riflessione ti custodira'
e la prudenza vegliera' su di te
(Proverbi, cap2)
se tu accoglierai le mie parole
e custodirai in te i miei precetti,
tendendo il tuo orecchio alla sapienza,
inclinando il tuo cuore alla prudenza,
se - appunto - invocherai l'intelligenza
e rivolgerai la tua voce alla prudenza,
se la ricercherai come l'argento
e - per averla- scaverai come per i tesori,
allora comprenderai il timore del Signore
e troverai la conoscenza di Dio,
perche' il Signore da' la sapienza,
dalla sua bocca escono scienza e prudenza.
....
Allora comprenderai l'equita' e la giustizia,
la rettitudine e tutte le vie del bene,
perche' la sapienza entrera' nel tuo cuore
e la scienza deliziera' il tuo animo.
La riflessione ti custodira'
e la prudenza vegliera' su di te
(Proverbi, cap2)
giovedì 19 luglio 2012
Il peso dell'angoscia
E' un periodo che rifletto, causa input esterni, sul sopruso e la mancanza di rispetto...
sul lavoro, il mio capo sta applicando, nei miei confronti, una strategia - per nulla velata - di mobbing.
Obiettivamente parlando, non si sta comportando bene per nulla.
Lo dico perchè, essendo io un cane, mi rendo conto che, la maggior parte delle volte, sono io l'origine del "male".
Ma non questa volta.
E non è un evento spot, ma è proprio un periodo...
Vabbè.
Lo scoprire le brutture delle azioni del mio capo mi genera angoscia:
vuoi perchè devo far finta di nulla, se no addio lavoro,
vuoi perchè mi sento "tradita" per l'impegno, la fedeltà e l'onestà che ho messo nel mio lavoro,
vuoi perchè è sempre triste vedere comportamenti "disumani".
L'angoscia che ieri mi ha attanagliato tutto il giorno, mi ha tenuto con lo stomaco chiuso, la mente fissata su quanto accaduto, incapace di vedere a quanto di bello accadeva nella realtà e - quindi - di coglierlo.
Però, alla fine della giornata, ho avuto un pensiero pazzesco.
Ciò che segue è -ovviamente- farina del mio sacco per tutte le scabrosità che mi permetterò di dire, mentre non è assolutamente merito mio se ho intravisto una piccola luce.
Gesù, nel Getsemani, era in preda all'angoscia.
Perchè voleva salvare me, tutti i miei "contemporanei", tutte le persone vissute prima e tutte quelle che dovranno ancora venire.
Ma non perchè è una brava persona, ma proprio perchè mi ama per quella che sono, fino in fondo, senza scartare nulla, mi prende in blocco.
E così per tutti gli altri.
Solo che io, parlo per me, l'ho tradito, lo tradisco e lo tradirò ancora.
Se provo angoscia per un "tradimento" lavorativo, tale da abbattermi violentemente, cosa potrà succedermi per un tradimento d'amore? Impazzirei, penso. Ed io sono una "sbagliata"....
Ogni mio sentimento è condito da superbia, illusione, orgoglio.
Ma quale angoscia può aver provato Gesù nel sentire, in quell'ora, il mio tradimento d'amore?
Ma non solo il mio, ma anche di quelli che vivono con me quest'attimo di storia e di quelli che sono vissuti fino ad adesso e da quelli che vivranno da ora in poi.
Lui, Figlio di Dio, colui per il quale io esisto, io ho, io comprendo, io vivo.
Insomma, io sono nulla, Lui è tutto.
Beh, al pensiero, mi sono sentita schiantata. Che botta deve avere sentito.
Se io, nella mia piccola esistenza egoista, ho subito un tal male di anima,
Lui cosa mai deve avere provato con il peso dei tradimenti - di amore vero - da parte di tutti?
E non dico Lui Dio, immutabile, ma Lui Uomo, con un Cuore di carne, con un sentire vero, non ostacolato dalle mille cicatrici che una vita di egoismi crea intorno al cuore.
Non ci posso pensare, mi viene male, mi sento mancare....
ma quanto dolore, di cui ho solo una pallida, sbiadita, evanescente immagine empatica?
Un Cuore coronato di spine.
Forse inizio (forse, non so, magari sbaglio) a capire perchè il Cuore di Gesù sanguina.
Se sbaglio confido che mi perdonerà, perchè - ogni giorno che passa - lo vedo, lo guardo, lo ammiro come un Eroe vero, l'unico.
Degno di potenza, onore, gloria. Re del Cielo e della Terra.
Chi mai come Lui?
Signori miei, che ogni ginocchio si pieghi al pensiero del Suo Nome.
Pazzesco, io ti adoro.
Tu sei il mio Dio e ti ringrazio.
Tu sei il mio Dio e ti esalto.
Tu sei il mio Dio e ti chiedo perdono.
Tu sei il mio Dio e la mi anima esulta al Tuo pensiero.
Se vengo a Te, mio Signore, trovo ristoro, tutto diventa relativo.
E chiedo misericordia anche per il mio capo...
non so cosa ha nel cuore, ma offro la mia preghiera per lui.
Non capiamo, siamo ciechi, siamo sordi, siamo addormentati, siamo lobotomizzati.
Sveglia, sveglia.
sul lavoro, il mio capo sta applicando, nei miei confronti, una strategia - per nulla velata - di mobbing.
Obiettivamente parlando, non si sta comportando bene per nulla.
Lo dico perchè, essendo io un cane, mi rendo conto che, la maggior parte delle volte, sono io l'origine del "male".
Ma non questa volta.
E non è un evento spot, ma è proprio un periodo...
Vabbè.
Lo scoprire le brutture delle azioni del mio capo mi genera angoscia:
vuoi perchè devo far finta di nulla, se no addio lavoro,
vuoi perchè mi sento "tradita" per l'impegno, la fedeltà e l'onestà che ho messo nel mio lavoro,
vuoi perchè è sempre triste vedere comportamenti "disumani".
L'angoscia che ieri mi ha attanagliato tutto il giorno, mi ha tenuto con lo stomaco chiuso, la mente fissata su quanto accaduto, incapace di vedere a quanto di bello accadeva nella realtà e - quindi - di coglierlo.
Però, alla fine della giornata, ho avuto un pensiero pazzesco.
Ciò che segue è -ovviamente- farina del mio sacco per tutte le scabrosità che mi permetterò di dire, mentre non è assolutamente merito mio se ho intravisto una piccola luce.
Gesù, nel Getsemani, era in preda all'angoscia.
Perchè voleva salvare me, tutti i miei "contemporanei", tutte le persone vissute prima e tutte quelle che dovranno ancora venire.
Ma non perchè è una brava persona, ma proprio perchè mi ama per quella che sono, fino in fondo, senza scartare nulla, mi prende in blocco.
E così per tutti gli altri.
Solo che io, parlo per me, l'ho tradito, lo tradisco e lo tradirò ancora.
Se provo angoscia per un "tradimento" lavorativo, tale da abbattermi violentemente, cosa potrà succedermi per un tradimento d'amore? Impazzirei, penso. Ed io sono una "sbagliata"....
Ogni mio sentimento è condito da superbia, illusione, orgoglio.
Ma quale angoscia può aver provato Gesù nel sentire, in quell'ora, il mio tradimento d'amore?
Ma non solo il mio, ma anche di quelli che vivono con me quest'attimo di storia e di quelli che sono vissuti fino ad adesso e da quelli che vivranno da ora in poi.
Lui, Figlio di Dio, colui per il quale io esisto, io ho, io comprendo, io vivo.
Insomma, io sono nulla, Lui è tutto.
Beh, al pensiero, mi sono sentita schiantata. Che botta deve avere sentito.
Se io, nella mia piccola esistenza egoista, ho subito un tal male di anima,
Lui cosa mai deve avere provato con il peso dei tradimenti - di amore vero - da parte di tutti?
E non dico Lui Dio, immutabile, ma Lui Uomo, con un Cuore di carne, con un sentire vero, non ostacolato dalle mille cicatrici che una vita di egoismi crea intorno al cuore.
Non ci posso pensare, mi viene male, mi sento mancare....
ma quanto dolore, di cui ho solo una pallida, sbiadita, evanescente immagine empatica?
Un Cuore coronato di spine.
Forse inizio (forse, non so, magari sbaglio) a capire perchè il Cuore di Gesù sanguina.
Se sbaglio confido che mi perdonerà, perchè - ogni giorno che passa - lo vedo, lo guardo, lo ammiro come un Eroe vero, l'unico.
Degno di potenza, onore, gloria. Re del Cielo e della Terra.
Chi mai come Lui?
Signori miei, che ogni ginocchio si pieghi al pensiero del Suo Nome.
Pazzesco, io ti adoro.
Tu sei il mio Dio e ti ringrazio.
Tu sei il mio Dio e ti esalto.
Tu sei il mio Dio e ti chiedo perdono.
Tu sei il mio Dio e la mi anima esulta al Tuo pensiero.
Se vengo a Te, mio Signore, trovo ristoro, tutto diventa relativo.
E chiedo misericordia anche per il mio capo...
non so cosa ha nel cuore, ma offro la mia preghiera per lui.
Non capiamo, siamo ciechi, siamo sordi, siamo addormentati, siamo lobotomizzati.
Sveglia, sveglia.
martedì 17 luglio 2012
Cattività
Ieri mi ha colpito questo passo dal Salmo 123:
Noi siamo stati liberati come un uccello
dal laccio dei cacciatori:
il
laccio si è spezzato
e noi siamo scampati.
e mi sono venuti in mente gli uccelli in cattività.
Dimenticano che sanno volare, dimenticano come cacciare, dimenticano la meravigliosa capacità di giocare con il vento.
Ed io? Liberata, voglio fare uno sforzo vero, reale, deciso, per sottopormi alla rieducazione?
Voglio tornare a volare?
Voglio sottomettermi alle guide che trovo sul mio cammino ed a quelle celesti che chiamo in aiuto?
Maria, Madre di Gesù e nostra, accoglimi, prendimi per mano, accudiscimi ed insegnami a volare.
Ho dimenticato, ma ho nostalgia.
E deve essere una meraviglia saper volare.
sabato 14 luglio 2012
Il mondo
E' un periodo in cui le mie riflessioni sono incentrate sul male gratuito e meschino a cui tutti, anche se in misure e modalità diverse, capita di essere oggetto da parte del prossimo.
Prossimo, quindi gente della mia quotidianità, in qualsiasi ruolo esse ne facciano parte.
Il male ricevuto a me fa incazzare. Mi toglie la bellezza dalla mente e dall'anima.
Mi fa diventare l'anima nera coi pensieri di vendetta, con la sensibilità ferita, con la necessità impellente di insegnare che così non si fa (la maestrina...).
Però, e questo è veramente oro, sto imparando a chiedere, cercare, pensare a risposte nella Chiesa, in Gesù, fuori da me.
E sono giunta a queste conclusioni:
- il mondo è sotto il dominio del principe del male, quindi siamo tutti imprigionati
- bisogna essere ben consci di questo, per riconoscere che Gesù è venuto a combattere per noi, e a donarci - gratuitamente - la libertà
- accettare questo dono vuol dire, con Gesù ed il Cielo, combattere la nostra battaglia di liberazione personale. Sentirsi esuli in terra nemica.
- gli altri sono, come me, prigionieri. Alcuni svegli e consci della propria condizione, altri addormentati. Io non ho potere di svegliare nessuno, ma lo posso segnalare al cielo (pregate per i Vostri nemici, non resistere al malvagio, siate santi)
In poche parole:
- essere felici, gioiosi ed allegri, ma proprio dentro, dove è il centro, per questo dono (sia lodato Gesù Cristo).
- Difendere, curare, custodire, far crescere il dono (pregare incessantemente, per avere uno sguardo sapiente sulla realtà.... )
- Amarsi gli uni, gli altri (se uno non è ancora stato raggiunto dalla grazia, se è ingabbiato, se è un "venduto" al nemico... lo sa?, ne è conscio o è solo ubriaco, drogato, addormentato? cosa posso fare io, se non chiedere a Gesù la salvezza per tutti? )
- Sentirsi assolutamente abbagliati dalla grandiosità e magnificenza del nostro Re, dal Suo Amore. Affidarsi in senso assoluto e completo. Io non vedo al di là del mio naso, intelligenza è seguire qualcuno che ne sa un po più di te.
Belle parole, chissà quando riuscirò a farle cadere nel cuore.
Per adesso, mi rendo conto che se mi fanno del male, mi imbruttisco.
Abbi pietà, Signore, fammi la grazia della vigilanza...
Compleanno dello spirito
Oggi è il compleanno del mio spirito.
O, meglio:
il mio spirito mi accompagna dal momento della mia chiamata all'esistenza (e non morirò più.... cambierò, ma non morirò!), ma il 14 luglio dell'anno della mia nascita sono stata battezzata.
Quindi sono entrata a far parte della Chiesa.
E', quindi, il mio compleanno come figlia di Dio, l'anniversario del giorno in cui fu versata la caparra dello Spirito di Dio per la mia liberazione da questa prigione.
Beh, che meraviglia.
Vorrei andare in giro a brindare, ma è meglio ridermela e sorridermela sottopelle.
Se, poi, ripenso a come ho fatto a risalire a tale data...
Mia madre non la ricordava, ma ricordava la parrocchia.
Quindi chiamo il parroco, prendiamo appuntamento, faccio il viaggio, sfogliamo il librone dell'anno d'interesse e, sorpresa: il mio nome con, accanto, tutte le date del mio cammino spirituale.
Nascita, Battesimo, Comunione, Cresima, Matrimonio.... nel librone, in quel luogo in cui non sono più tornata, viene trascritta ogni mia tappa.
E mi ha fatto sorridere, mi ha fatto sentire al caldo.
Eh sì: mia mamma si ricorda le mie tappe nella carne, la Madre Chiesa quelle nello spirito.
Favola.
domenica 8 luglio 2012
L'uomo nella prosperità non comprende - Salmo 49
Da paura. Assolutamente da leggere, ma non quando le cose vanno male.
Ma quando vanno bene. Per non dimenticare, mai, che tutto è dono.
Benedici il Signore anima mia, quanto è in me benedica il Suo nome.
Al maestro del coro. Dei figli di Core. Salmo.
[2] Ascoltate, popoli tutti,
porgete orecchio abitanti del mondo,
[3] voi nobili e gente del popolo,
ricchi e poveri insieme.
[4] La mia bocca esprime sapienza,
il mio cuore medita saggezza;
[5] porgerò l'orecchio a un proverbio,
spiegherò il mio enigma sulla cetra.
[6] Perché temere nei giorni tristi,
quando mi circonda la malizia dei perversi?
[7] Essi confidano nella loro forza,
si vantano della loro grande ricchezza.
[8] Nessuno può riscattare se stesso,
o dare a Dio il suo prezzo.
[9] Per quanto si paghi il riscatto di una vita,
non potrà mai bastare
[10] per vivere senza fine,
e non vedere la tomba.
[11] Vedrà morire i sapienti;
lo stolto e l'insensato periranno insieme
e lasceranno ad altri le loro ricchezze.
[12] Il sepolcro sarà loro casa per sempre,
loro dimora per tutte le generazioni,
eppure hanno dato il loro nome alla terra.
[13] Ma l'uomo nella prosperità non comprende,
è come gli animali che periscono.
[14] Questa è la sorte di chi confida in se stesso,
l'avvenire di chi si compiace nelle sue parole.
[15] Come pecore sono avviati agli inferi,
sarà loro pastore la morte;
scenderanno a precipizio nel sepolcro,
svanirà ogni loro parvenza:
gli inferi saranno la loro dimora.
[16] Ma Dio potrà riscattarmi,
mi strapperà dalla mano della morte.
[17] Se vedi un uomo arricchirsi, non temere,
se aumenta la gloria della sua casa.
[18] Quando muore con sé non porta nulla,
né scende con lui la sua gloria.
[19] Nella sua vita si diceva fortunato:
"Ti loderanno, perché ti sei procurato del bene".
[20] Andrà con la generazione dei suoi padri
che non vedranno mai più la luce.
[21] L'uomo nella prosperità non comprende,
è come gli animali che periscono.
Ma quando vanno bene. Per non dimenticare, mai, che tutto è dono.
Benedici il Signore anima mia, quanto è in me benedica il Suo nome.
Al maestro del coro. Dei figli di Core. Salmo.
[2] Ascoltate, popoli tutti,
porgete orecchio abitanti del mondo,
[3] voi nobili e gente del popolo,
ricchi e poveri insieme.
[4] La mia bocca esprime sapienza,
il mio cuore medita saggezza;
[5] porgerò l'orecchio a un proverbio,
spiegherò il mio enigma sulla cetra.
[6] Perché temere nei giorni tristi,
quando mi circonda la malizia dei perversi?
[7] Essi confidano nella loro forza,
si vantano della loro grande ricchezza.
[8] Nessuno può riscattare se stesso,
o dare a Dio il suo prezzo.
[9] Per quanto si paghi il riscatto di una vita,
non potrà mai bastare
[10] per vivere senza fine,
e non vedere la tomba.
[11] Vedrà morire i sapienti;
lo stolto e l'insensato periranno insieme
e lasceranno ad altri le loro ricchezze.
[12] Il sepolcro sarà loro casa per sempre,
loro dimora per tutte le generazioni,
eppure hanno dato il loro nome alla terra.
[13] Ma l'uomo nella prosperità non comprende,
è come gli animali che periscono.
[14] Questa è la sorte di chi confida in se stesso,
l'avvenire di chi si compiace nelle sue parole.
[15] Come pecore sono avviati agli inferi,
sarà loro pastore la morte;
scenderanno a precipizio nel sepolcro,
svanirà ogni loro parvenza:
gli inferi saranno la loro dimora.
[16] Ma Dio potrà riscattarmi,
mi strapperà dalla mano della morte.
[17] Se vedi un uomo arricchirsi, non temere,
se aumenta la gloria della sua casa.
[18] Quando muore con sé non porta nulla,
né scende con lui la sua gloria.
[19] Nella sua vita si diceva fortunato:
"Ti loderanno, perché ti sei procurato del bene".
[20] Andrà con la generazione dei suoi padri
che non vedranno mai più la luce.
[21] L'uomo nella prosperità non comprende,
è come gli animali che periscono.
Voglio, fortissimamente voglio
Tutto è dono, esiste una classifica dei doni?
Non penso, perchè se il cuore di chi riceve è "amante" ciò che si riceve non è importante, ma è il grazie a chi dona che fa esplodere di felicità.
Ci si sente visti, riconosciuti, amati, ricordati ... quale sballo migliore dell'esuberanza viscerale?
L'incipit per ringraziare di un dono, tra tanti: il risveglio dell'attenzione, della curiosità verso Gesù.
Di un secondo dono: l'essere stata "persa per mano" e condotta ad un'osservazione attenta di Gesù e del suo Vangelo e scoprirlo logico! vero! reale! ovvio!
Di un terzo dono: che è grazia tutto ciò, ma ho "sentito" che Dio attende la mia volontà.
Non posso abdicare a me stessa e chiedere: fammi tu diventare più buona, migliore, un angelo.
Tutto è possibile a Dio, anche questo, ma è troppo un grande.
Non fa nulla che possa minimamente intaccare il mio libero arbitrio, la mia volontà di fare o non fare.
Ho compreso il senso della frase "aiutati che il Ciel ti aiuta".
Io devo volere diventare più buona.
Devo stare attenta alle mie azioni.
Non devo farmi travolgere, ma governare ciò che sono.
Io sono al vertice del creato visibile, spirito incarnato ecchecaspita.
Gesù mi ha dato il potere di diventare figlia di Dio se credo nel Suo Nome.
Ma non chi dice: Signore, Signore! sarà salvato, ma chi fa quanto egli comanda.
E cosa comanda? amatevi gli uni gli altri, come Io ho amato voi.
Difficile, ma è volontà.
Si sbaglia, si cade, ci si fa male, si ricomincia, ma la strada è questa.
Volontà.
Volere, fortissimamente volere.
Al tempo presente. Dove il tempo è Kairos, dove io incontro l'eternità.
Non attesa di grazia, che verrà, perchè Dio riempie di doni i Suoi amici.
Ma si è Suoi amici se ci si mette alla Sua scuola.
Gesù, sulla croce, era un uomo inchiodato, torturato, massacrato, quasi scuoiato dalle flagellazioni.
Ma ci ha rivelato la Gloria di Dio.
Il suo non poter abdicare a sè stesso. Perchè è amore.
E non ha voluto (e poteva, ossepoteva!),
non ha voluto,
non ha voluto
mai
mai
mai
smettere di amare.
Nel dolore, nello strazio, nell'angoscia, nella paura, nel terrore, ha continuato ad essere l'uomo che ama noi, che si offre per restituirci la strada al Padre
E mi ha rivelato che essere veramente uomini vuol dire credere.
Credere in Dio, nell'amore, nella giustizia, nella eternità.
Io sono nulla, non importa ciò che capita a me, io devo credere in Dio amando gli altri (difficile, ma è questione di volontà), e Dio ricompensa.
Perchè è vero e ci credo.
Dio innalza gli umili, è fedele, paziente, misericordioso ed il Suo Amore è per sempre e da sempre.
Beh, chiuderei con un Amen.
Andare a nozze
Ieri ho avuto una piccola "rivelazione", da un'esperienza personale.
La giornata inizia tranquilla, senza impennate, normale, finchè, tra amici, chiacchierando al telefono la mattina, decidiamo di organizzare una cena.
Gli amici sono quelli giusti, quelli del cuore, quelli che ti rilassano, che ti conoscono, che non hanno bisogno di dimostrazioni, con cui non sei in competizione, con cui ti confronti rimanendo sempre incuriosita dell'altro punto di vista, senza mai cadere nell'ostinazione, perchè, dell'altro, provi "gusto".
Mmmm, che definizione: dovrei rifletterci un pò....
Cmq, la giornata cambia improvvisamente colore: acquista velocità, spessore, sapore, le cose accadono e sono vissute, ma quasi con "distacco", perchè la mente è proiettata su quanto accadrà tra poco.... ed ecco il flash improvviso: le nozze a cui sono invitata.
Perchè non ci penso più spesso? E' reale, perchè l'ha detto il mio Gesù.
Quindi dovrei essere flippata (in senso allegorico) con ceretta, capelli, abito, unghie, tacco12 e quant'altro. Insomma, dovrei vivere, sentire, essere mossa dall'urgenza della perfezione.
Eh sì: essere invitata ad una festa mi cambia l'aspetto alla giornata, perlomeno a me che ho spirito festaiolo e gioioso, soprattutto se posso decidere l'abito che preferisco senza metter mano al portafoglio, se posso rendermi bella quanto desidero per l'importanza, la grandiosità, la magnificenza della festa a cui sono invitata.
Passando alla realtà visibile, perchè l'invisibile "accanto" mi è - per ora - velato, ciò significa "volere, fortissimamente volere" quell'abito di amore che è il biglietto d'invito.
Eh sì, tutti siamo invitati, ma bisogna "RSVP" e indossare l'abito giusto.
"Gesù ricominciò a
parlare loro in parabole, dicendo: "Il regno dei cieli è simile a un re, il
quale fece le nozze di suo figlio. Mandò i suoi servi a chiamare gli invitati
alle nozze; ma questi non vollero venire. Mandò una seconda volta altri servi,
dicendo: "Dite agli invitati: Io ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e i
miei animali ingrassati sono ammazzati; tutto è pronto; venite alle nozze". Ma
quelli, non curandosene, se ne andarono, chi al suo campo, chi al suo commercio;
altri poi, presero i suoi servi, li maltrattarono e li uccisero.
Allora il re
si adirò, mandò le sue truppe a sterminare quegli omicidi e a bruciare la loro
città. Quindi disse ai suoi servi: "Le nozze sono pronte, ma gli invitati non ne
erano degni. Andate dunque ai crocicchi delle strade e chiamate alle nozze
quanti troverete".
E quei servi, usciti per le strade, radunarono tutti
quelli che trovarono, cattivi e buoni; e la sala delle nozze fu piena di
commensali.
Ora il re entrò per vedere quelli che erano a tavola e notò là un
uomo che non aveva l'abito di nozze.
E gli disse: "Amico, come sei entrato
qui senza avere un abito di nozze?" E costui rimase con la bocca chiusa. Allora
il re disse ai servitori: "Legatelo mani e piedi e gettatelo nelle tenebre di
fuori. Lì sarà il pianto e lo stridor dei denti". Poiché molti sono i chiamati,
ma pochi gli eletti" (Matteo 22-1:14).
martedì 19 giugno 2012
Io sto
Di fronte a tante obiezioni alla fede,
al credere senza dimostrazioni,
al credere per un atto cosciente della volontà,
al credere perchè ha senso,
al credere perchè la vita assume profondità,
al credere perchè è vero che amare mette le ali,
al credere perchè se solo per mezzo di testimonianze, so che è Cristoforo Colombo ad aver scoperto l'America (io non c'ero e mi devo fidare) allora, per mezzo di testimoni, io credo nella risurrezione di Gesù. In più, questi testimoni, hanno testimoniato morendo non nel loro letto.
Di fronte a tutto questo, che io credo e di cui continuamente devo rendere conto al mio prossimo più prossimo, stufa -purtroppo- mi dico: non riesco a capire cosa costa la curiosità.... anche di ascoltare senza pregiudizi ciò che mi scoppia nel cuore e di cui vorrei parlare e ascoltare e leggere e riflettere e ringraziare e raccontare da mattina a sera
Invece no, cammino come sulle uova, con i piedi di piombo.
Tutti mi guardano come fossi marziana, ed ogni tanto mi sento marziana.
Mi sezionano, mi controllano, ogni gesto è "colpa" delle mie fissazioni.
Poi penso a Gesù, alla gioia del Cielo, agli angeli, alle moltitudini di santi che ci chiamano incessantemente e dico: oggi, ora, io sto, io non mollo.
mercoledì 13 giugno 2012
Una preghiera che è una favola
Signore,
Ci
sono uomini che hanno la fortuna di sentirti spesso parlare
E
di vederti intervenire a proposito di tutto e di niente
Ti
descrivono come ciarliero
Ti
descrivono come uno che agisce provvidenzialmente dappertutto.
Ti
considerano come la “divina provvidenza” che tappa ogni nostro
buco.
E
che farà miracoli là dove noi abbiamo incrociato le braccia;
che
porterà la pace dove noi abbiamo venduto i nostri cannoni
e
darà il pane che noi non abbiamo donato.
Io
però ti trovo piuttosto discreto e questo mi rassicura, Signore.
Non
sopporto le madri-chiocce e i padri inquieti
che
covano e soffocano i figli, volendo proteggerli.
Ancor
meno gradirei sentirmi una marionetta,
della
quale tiri i fili, nell’ombra, in segreto.
Una
sottomissione da schiavo, da esecutore cieco,
sarebbe
indegna di te e indegna di me.
Adoro
la tua onnipotenza come potenza d’amore.
E
credo che quest’amore non aliena l’uomo, ma lo costruisce e lo
libera.
Grazie,
Signore, d’avermi creato e chiamato a diventare un figlio
che
collabora, liberamente, al tuo disegno di bontà.
Nella
novità di ogni mattina e nella sosta di ogni sera,
amo
il nostro silenzioso appuntamento,
quello
della nostra amorosa collaborazione, della nostra rispettosa
complicità.
Mattino
e sera tu mi precedi, tu sei sempre il primo,
tu
visiti il giardino interiore del mio cuore, brezza leggera, chiarore
fuggitivo.
In
ginocchio o seduto sulla riva del tempo che passa,
aspetto
tutto da te, aspetti tutto da me.
Così,
avvolto dalla tua invisibile presenza,.
Mi
lascio amare e plasmare a misura del tuo amore.
Come
è bello, Signore, essere qui, tutti e due,
per
riposarci e lavorare insieme.
Perché
nulla è più gratuito e insieme più attivo dell’amore.
Che
momento meraviglioso! Che segreta grande attività!
Forse
è la più grande di tutta la mia giornata!
So
che tu lavori incessantemente, ma non vuoi far niente senza di me.
E
apprezzo molto, Signore, questa delicatezza.
Voglio
lasciarti essere Dio, fare il tuo mestiere di Dio,
così
che io possa essere un uomo e fare il mio mestiere di uomo.
Che
io possa dire sì alla tua parola, alla tua vita,
ai
tuoi doni e al tuo Spirito.
Che
io possa dire sì alla tua azione in me e, attraverso me, alla tua
azione nel mondo.
Chi
agisce Signore, tu o io? Il tuo amore o la mia libertà?
“ Tutti
e due, figlio mio!
Perché
il luogo nel quale più amo creare, rivelarmi e lavorare,
è
il santuario del tuo cuore e della tua coscienza vigile.
La
storia degli uomini la faremo insieme.
E’
il bel rischio del mio amore, è il bel rischio della tua libertà”
sabato 26 maggio 2012
Link mentali
Oggi, è San Filippo Neri.
Dato che ho una collana interessante sulle vite di alcuni santi, tra cui lui, mi sono detta: oggi mi rileggo la sua vita.
Leggendo, trovo un passaggio sul Savonarola, di cui era sostenitore.
Ma io non lo conosco, quindi... cerco, trovo e leggo anche del Savonarola.
Nella storia di quest'ultimo trovo una frase: non sono profeta, come Amos!
Amos? .... libro profetico, nella Bibbia, mai letto.
E' arrivato il momento.
E leggo pure questo.
Beh, mi sembrava un quotidiano dei giorni nostri.
.....
Dove stiamo andando?
La storia è sempre uguale, siamo proprio ignoranti.... il passato non ci insegna nulla.
Mah. E sì che è scritto a chiare lettere...
non possiamo dire: non lo sapevamo, nessuno ci ha avvertiti.
Proprio no.
venerdì 25 maggio 2012
Il mendicante, Gv 21,15-19
Riflettendo sul Vangelo di oggi, mi è venuto da pensare come Gesù, ben lungi da essere un giudice severo e truce, nella nostra vita terrena, mendica il nostro amore come un'assetato.
Chiede a Pietro, per ben tre volte:
- mi ami tu più di costoro?
- mi ami tu?
- mi vuoi bene?
e - di fronte alle risposte di Pietro : Signore, tu lo sai che ti voglio bene - dice: Seguimi.
Ho sentito come dalla perfezione dell'amore richiesto da Dio (Mi ami tu più di costoro?) Egli scenda fino alla nostra imperfezione (Almeno mi vuoi un po' di bene?) elemosinando il nostro amore, per poterci, seguendolo, elevarci fino a diventare quello che siamo chiamati ad essere, simili a dei.
Che tristezza non accorgerci di questo, io per prima.
Sempre nel mio io, nelle mie cose, nel mio orgoglio, nelle mie paure, nelle mie inflessibilità.
Ma come si fa a non rimanere incantati, spiazzati, affascinati di fronte ad una esperienza d'amore così?
venerdì 18 maggio 2012
Lo scatto della crescita
Alcune amiche, mamme, mi hanno parlato di come si possa sentire lo "scatto della crescita" nel proprio bambino.... confesso che sono sempre stata molto titubante.
Fino a quando, a me, personalmente, è successa la stessa cosa.
Pazzesco.... è proprio vero: pensare, meditare, riflettere, interrogarsi sul Regno dei Cieli, sul cammino per arrivarci almeno vicino, sul significato delle nefandezze e sul loro senso nel fluire della storia, qualche segno lascia.
E ciò che segna, cambia.
Per forza: io sono il risultato delle mie esperienze, non di quelle degli altri.
La testimonianza di altri mi è utile per incuriosirmi, ma finché non provo sulla mia pelle è tutta teoria...
Beh, questa manfrina per raccontare il mio scatto della crescita.
Io sono sempre stata, e sono tutt'ora, una donna fedele, seria, affidabile, gran lavoratrice, un ottimo braccio destro. Ciò che è fatto di coccio, come me, però non tollera infedeltà, leggerezze, manchevolezze.... era scritto nel mio destino di volgermi all'unico che è stabile e non cambia.
E mi ama da sempre, mentre ogni uomo è inganno.
Vabbè.
L'altro giorno il mio capo/padrone mi ha rubato (il termine è corretto) un mio cliente.
Non è la prima volta che assisto a tali bassezze, generalmente mi incazzo di brutto, procurandomi, di conseguenza, un'oscurità bestiale che si riversa a fiotti su tutto ciò che mi circonda e mi sfiora.
L'altro giorno no.
Mi sono fermata, allibita (eh sì, sono ingenua e spero nella squadra, ogni volta) ed ho detto: no, stavolta cambio atteggiamento.
Ho offerto al mio Gesù il mio dolore e la mia angoscia, ho segnalato al mio capo/padrone la tristezza del suo gesto e ho continuato ad essere gentile.
Io voglio assolutamente e non posso fare altro che rimanere sul sentiero che mi porterà ad abbracciare il mio Re. Ciò significa ascoltare e fare esperienza di quanto mi dice.
E' dura, perché il pensiero dell'umiliazione e del gesto infame torna ogni due per tre, la perfezione del mio gesto è ben lontana, ma ogni tanto mi viene anche da sorridere e ringraziare, perché cambia tutto se lo vedo nell'ottica del "sentiero di liberazione" su cui il mio Buon Pastore mi sta conducendo... chissà, prima o poi, per l'intercessione del mio angelo, dei miei benefattori defunti e della mia Madre Celeste, l'ogni tanto diventerà una costante, un frutto dello Spirito Santo. Che meraviglia e che gioia sarà!
venerdì 4 maggio 2012
Quale amore?
Su quella croce avrei dovuto esserci io.
Inchiodata alle mie responsabilità,
alle mie decisioni sbagliate, ai miei errori, alle mie cattiverie, al mio crescere storta,
diversa da quello che avrei potuto essere.
Su quella croce avrei dovuto esserci io, per l'eternità.
E, spero di no, ma potrebbe essere il mio destino.
Perché nulla è così scontato, e le occasioni di inciampo così numerose,
le distrazioni così repentine, il rumore così assordante.
E' veramente questione di risveglio, forzato, difficile, doloroso, faticoso,
ma io, personalmente, lo sento necessario.
Perché non posso pensare di essere così "in mano al nemico"
da oscurarmi, incattivirmi, "dividermi",
per una contrarietà, per una piccola invidia,
per una mancata approvazione, per un orgoglio sbagliato.
Perché è stupido. Molto stupido.
Perché è una tentazione, e io ci casco prima ancora di rifletterci.
C'è bisogno che mi impegni.
Reputo sempre più vero il detto: Aiutati che Dio ti aiuta.
Eh già.... se prima non mi aiuto io, cosa può fare il mio Dio gentile e innamorato della mia libertà?
E mi trovo ancora una volta disorientata di fronte a tanto amore,
che intuisco, che percepisco, che ammiro,
Amore di un Dio che, per riparare alla Giustizia richiesta dai miei peccati,
si è fatto inchiodare su quella croce al posto mio.
E cammino, nelle mie giornate, pensando a questo.
E, di fronte alle mie continue cadute, piango per la mia stupidità
e per il dolore di tutte quelle torture subite per garantirmi l'opzione della libertà.
Tu sei il mio Dio e a te voglio e debbo rendere grazie.
Tu sei il mio Dio, perdonami.
martedì 1 maggio 2012
Rendere grazie
Rendete grazie!
Qualunque cosa facciate, in parole e in opere, tutto avvenga nel nome del
Signore Gesù, rendendo grazie, per mezzo di lui, a Dio Padre.
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