Friedrich
Wilhelm Förster
IL
VALORE EDUCATIVO DEI LAVORI DOMESTICI (1905)
Il
testo che segue corrisponde all’ultimo capitolo (pagg. 341-376)
dell’opera IL CRISTIANESIMO E LA LOTTA DI CLASSE
nella versione italiana, Torino STEN, 1909 (edizione originale: Zurigo 1905)
dell’opera IL CRISTIANESIMO E LA LOTTA DI CLASSE
nella versione italiana, Torino STEN, 1909 (edizione originale: Zurigo 1905)
Introduzione
Nel
capitolo precedente ho parlato degli inconvenienti dell'attuale posizione dei
servi, come pure della riforma etico-sociale necessaria nei rapporti fra i
padroni di casa e i loro dipendenti.
Nessun
mutamento d'indirizzo in questo campo potrà però veramente risolvere il
problema del servizio domestico. Perché la più profonda ragione dell'avversione
al servizio domestico ed alle sue esigenze, e del malcontento destato dalle sue
mansioni, non risiede solo negli inconvenienti già accennati, ma anche nel fondamentale
atteggiamento della donna di fronte ai lavori domestici in generale, e al
servizio personale in particolare. L'atteggiamento della donna cólta di fronte
al servizio domestico è la ragione principale per cui tale servizio è caduto
assolutamente in discredito anche presso le classi.
Tale
atteggiamento è strettamente connesso a tutti i concetti falsi e superficiali
che noi abbiamo della cultura; ma probabilmente l'avversione al lavoro manuale,
all'occuparsi delle materie prime che servono a mantenere in vita, deriva anche
da tutto quanto lo spirito di questa nostra età delle macchine, e dal valore
ch'essa attribuisce al lavoro tecnico ed astratto. Comunque sia, se si vuole
che il servizio domestico acquisti una nuova attrattiva, che possa compensare
le sue speciali gravezze, la prima e più urgente condizione è che precisamente
le donne cólte si volgano di nuovo ad esso volonterose, ne riconoscano il
profondo valore educativo, e lo elevino alla dignità d'un ufficio che esige una
seria preparazione e l'attivo concorso di tutte le capacità umane, invece di
considerarlo come un'attività manuale d'ordine inferiore, necessaria per
sbrigare i lavori che non son fatti dalle macchine.
Questo
mutamento d'indirizzo nella più intrinseca valutazione del lavoro domestico
deve però esser fondato sopra seri motivi. Ad esporre questi motivi, ed anche a
discutere il moderno concetto di “cultura”, sarà dedicato il presente capitolo.
Mi propongo di dimostrare, che il lavoro domestico abbisogna non soltanto di
una metodica preparazione tecnica, ma soprattutto di una nuova consacrazione ed
ispirazione, e di esser messo più profondamente in rapporto coi beni
spirituali, per assumere di nuovo un posto elevato nella gerarchia dei lavori,
e per offrir di nuovo un compenso a tutti i particolari sacrifici ch'esso
impone.
Su
questa via dimostrerò poi ancora che le professioni, che si occupano delle
materie prime della vita, spesso richiedono assai più spirito ed anima, e
sviluppano la personalità assai meglio di certe cosiddette professioni
intellettuali – supposto naturalmente che alla loro attività presieda un
concetto superiore. Da queste dimostrazioni trarrò infine le conseguenze
assegnando al lavoro domestico un nuovo posto nella gerarchia degli altri
uffici della donna.






