venerdì 13 ottobre 2017

Il padre spirituale


PERCHÉ STAI CERCANDO UN PADRE SPIRITUALE?
(don Mauro Bozzola)
 
SITUAZIONI E MOTIVI SBAGLIATI per cercarti un padre spirituale.

Motivo o situazione di partenza
Giusto o sbagliato?
Dove andare
Sei in conflitto con il tuo marito/ moglie/ ragazzo/ ragazza e non sai cosa fare.
Sbagliato.
Tu cerchi uno che ti risolva i problemi, non un prete. Vai da uno psicoterapeuta specializzato sulla relazione di coppia.
Ti senti triste e incompresa, non sei soddisfatta della tua vita e cerchi consolazione
(di solito è una donna che, in questa situazione, cerca un prete).
Sbagliato.
Tu cerchi un consolatore, non un prete. Vai dalla parrucchiera o da un massaggiatore, che ti sa ascoltare, ti capisce bene e ti consola con un bella messa in piega o un buon massaggio. Il prete non ha tempo, deve fare il prete, non il consolatore.
Hai un problema di insoddisfazione profonda rispetto alla tua vita, alla tua giornata, alle tue cose.
Sbagliato.
Un prete non può rispondere a questa tua situazione. Iscriviti a un sano corso di catechesi, per esempio al corso dei dieci comandamenti.
Dopo un paio d’anni di ascolto, va pure da un prete. Se ci vai prima, non serve a niente. Perdi tempo tu e lo fai perdere al prete.
Ti senti solo e ti pare che nessuno ti capisca.
Sbagliato.
Tu cerchi un amico, non un prete. Iscriviti a un club, per esempio al Milan club o al club dei ciclisti della domenica e vai a fare qualche gita.
 

In pratica, cosa non chiedere ad un padre spirituale?

– consolazione;
– di essere capito/a;
– che diventi tuo amico;
– che risolva le tue questioni o problemi, per cui hai bisogno di sentirlo al sorgere di ogni nuova difficoltà.
Stai cercando una realtà che non esiste, e stai creando una dipendenza dannosa;
– che ti cerchi, ti mandi sms, risponda alle tue mail;
– che sia sempre disponibile ai tuoi bisogni;
– che sappia tutto di te (per cui devi raccontargli ogni dettaglio della tua esistenza, delle tue giornata, ogni cosa che ti passa per la testa);
– che ti risolva i conflitti personali, di coppia e relazionali (non è uno psicologo)
Certe cose non si risolvono: si impara a conviverci nel Signore, o si superano o si gettano via semplicemente.

 Alle volte è molto più semplice di quanto ami raccontarti, soprattutto se sei abituato a piangerti addosso!
Se cerchi queste cose, Il prete di deluderà, perché non può darti quello che cerchi!
Lui è un prete, e se ha imparato bene a essere prete, prima o poi ti manderà via.


 

SITUAZIONI INTELLIGENTI e MOTIVI GIUSTI per cercare un padre spirituale

Motivo o situazione di partenza
Giusto o
sbagliato?
Vai pure dal prete
Hai cominciato a conoscere il
Signore, ma non sai come stare
alla sua presenza.
Giusto.
Un prete può aiutarti a imparare a pregare: come si prega, quanto e quando.
Anche se cerchi di vivere una
vita cristiana, alle volte hai una
strana tristezza interiore.
Giusto.
Un prete può aiutarti a conoscere la vita spirituale: come parla il Signore, come parla il nemico; cosa fare quando parla il nemico,
come crescere alla presenza del Signore.
Hai incontrato il Signore e ti stai interrogando su alcune cose
della tua vita: la tua vocazione, il rapporto con i soldi, con il tuo
tempo … e hai bisogno di
confrontarti
Giusto.
Sei in ricerca vocazionale, oppure il Vangelo ti sta interrogando su alcuni aspetti della tua esistenza. Il Prete può darti una mano.
 

Cosa quindi chiedere ad un sacerdote nella direzione spirituale?

• Che ti insegni a pregare.
• Che ti alleni all’arte del discernimento: capire come agisce il Signore nella tua vita, come ti
tenta il nemico, e dopo aver imparato a capire e riconoscere, imparare ad “agire” secondo la legge dell’amore, che è obbedienza la Vangelo.
• Che ti aiuti a stare nell’obbedienza della Chiesa, Corpo di Cristo, unico luogo dove puoi concretamente incontrare il Dio che si è rivelato in Gesù, che è la via, la verità e la vita. Quello
che pensi tu è un’opinione, la tua, non la verità, e di solito il tuo punto di vista è abbastanza
approssimativo, se non addirittura sbagliato.
Abbi l’umiltà di metterti in ascolto della Chiesa, senza pretendere sempre che ciò che pensi tu sia la verità.
La verità esiste, e di solito non coincide con la tua opinione.
• Che celebri per te la confessione sacramentale.
• Che ti aiuti ad attraversare con il Signore Gesù momenti complicati della tua esistenza. Ma
per far questo devi conoscerlo il Signore Gesù, o desiderare di conoscerlo.

 

Come funziona un colloquio spirituale

• Di solito, ci si trova con il padre spirituale ogni mese e mezzo.
• L’incontro dura una mezz’oretta, in casi particolari anche qualcosa di più, ma non deve mai
superare i 40/45 minuti. Diventa dannoso, e crea dipendenze inutili.
• Devi prepararti, sapere di cosa vuoi parlare. Se vai senza sapere cosa dire, perdi tempo tu e
lo fai perdere al prete. Il tempo è prezioso, non va sprecato.
• Ogni volta, è utile fermarsi su uno, al massimo due temi o questioni.
Non devi raccontare tutta la tua vita al padre spirituale (se questo fosse necessario, dovresti incontrarlo almeno tre volte alla settimana), ma solo qualche fatto concreto che esemplifichi il tema che vuoi affrontare.
Qualche volta, invece, sono le “urgenze del momento che stai vivendo” a decidere di cosa parlare.
• Se hai ricevuto dei “compiti”, delle cose su cui riflettere o esercitarti, è utile cominciare da
questi. Ricordali tu al padre spirituale, che potrebbe non avere presente il punto di cui hai
parlato la volta precedente. Se non li hai svolti, i compiti, non importa. Capita, e capitano
anche periodi infecondi, duri, difficili, di “deserto”. Ma se i compiti che ti vengono affidati non li
svolgi mai, cosa ci vai a fare da un padre spirituale?
• Il colloquio spirituale va distinto dalla confessione, che va fatta prima o dopo. Sei tu che devi
chiederla.
Se non sai confessarti, chiedi che ti venga insegnato.
La confessione è un Sacramento, un incontro tra il tuo peccato e l’amore di Dio, che diventa
sempre più vero man mano che lo sperimenti (nella confessione, appunto); un atto puntuale,
breve (4/5 minuti), non una discussione o un approfondimento di temi.
Ti confessi non perché “te la senti”, ma perché è necessario.

 

Il prete potrà aiutarti, ma sono necessarie alcune altre cose:

• Una Chiesa concreta in cui inserirti: una comunità, che non coincide con la partecipazione alla Messa parrocchiale della domenica, che resta sì il centro della tua vita cristiana, ma risulta spesso essere anche una presenza (la tua) in una massa anonima.
Hai bisogno di trovare una piccola comunità (dalle 10 alle 40 persone al massimo) con cui ritrovarti settimanalmente per
pregare, con cui crescere nella comprensione delle cose cristiane (si chiama catechesi), con cui
imparare a confrontarti con il Vangelo, a fare la carità, l’evangelizzazione, con cui vivere una
reale fraternità nel Signore…
Non si è mai cristiani da soli, non lo si diventa da soli, e non si cresce da soli!
• Devi metterti in stato di “lavoro”: non si cresce spontaneamente e di colpo, ma con la fatica e a piccoli passi. È necessario imparare ad accettare dei compiti da svolgere, su cui di volta in volta confrontarsi

(preso qui)

mercoledì 11 ottobre 2017

Preghiera all'Angelo Custode

Angelo custode della mia anima, che Dio mi ha inviato come compagno sulla terra, proteggimi dalle trappole del maligno e aiutami a camminare sempre come figlio di Dio, mio Creatore.

Angelo custode della mia anima, la cui conoscenza perfetta serve ciò che è vero, liberami da inganni e tentazioni. Aiutami a conoscere la verità e a vivere sempre in essa.

Angelo custode della mia anima, che lodi Gesù Cristo, l’unico Figlio di dio, che ha sacrificato la sua vita per amor nostro, vieni e sii il mio sostegno man mano che apprendo le vie dell’amore divino, della generosità del sacrificio, della mansuetudine e dell’umiltà di cuore.

Ti rendo grazie, mio amico celeste, per la tua cura vigilante perenne. Nel momento della mia morte portami in cielo, dove l’unico e vero Dio, che è la luce, la verità e l’amore, vive e regna nei secoli dei secoli.

Amen.

(preso qui)

mercoledì 4 ottobre 2017

Le vicissitudini del desiderio umano - di Stanislaw Grygiel


Meditazione su Socrate

"Che cosa, Socrate, ad Atene hai fatto loro, se ti hanno innalzato un monumento d'oro, dopo averti avvelenato?..."
                                                                             C.K. Norwid, Che cosa, Socrate

Socrate era un aristocratico, amava cose inutili, lontane, quelle che le masse e i politici disprezzano. Dava, invece, scarsissima importanza agli oggetti dai quali la gente fa dipendere il proprio destino. Per questo Socrate era libero come pochissimi lo sono. Non si piegò davanti alla forza delle cose immediate. Il verdetto dei giudici, con il quale lo condannarono a morte, distrusse loro e non il Saggio di Atene. Essi ne erano coscienti sin dall'inizio; il processo e la condanna di Socrate devono aver scosso gli ateniesi, dato che dal 399 Le Nuvole di Aristofane non sono state più messe in scena.

Socrate si rendeva perfettamente conto di vivere nella caverna degli schiavi, allegoria di quanti, incatenati alle loro opinioni e ai loro pre-giudizi, riducono la conoscenza ai ragionamenti che identificano con i calcoli.

Costoro, non essendo sicuri del valore conoscitivo di tali operazioni, accettano come verità nella vita sociale ciò che risulta dal sorteggio oppure dalla votazione. Calcolano perfino l'uomo, come se fosse oggetto tra gli altri oggetti: accettando come norma inviolabile il responso della "maggioranza" si attinge l'energia indispensabile per poter continuare a calcolare... In tal modo, poiché nella caverna la verità degli esseri è sostituita dalle loro ombre, tutto degenera in politica, che a sua volta diventa demagogia di chi aspira al potere. Nella caverna politica dominano coloro che sono capaci di conquistare il cosiddetto consenso; per poterlo ottenere, si adeguano alle voglie più immediate delle masse o dei forti nel calcolare. Spesso questa relazione sociale "demagogo-popolo" viene chiamata democrazia.

Dove non c'è la verità, la cui conoscenza darebbe ragione a chi la conosce anche se fosse solo contro tutti, la quantità governa ogni cosa e tutto viene misurato con il criterio della quantità.

Laddove non c'è la verità, non c'è neppure il bene, sostituito dalla forza come principio di soluzione delle controversie.

lunedì 4 settembre 2017

Lui e io


Quando discuto con Gesù dei miei problemi ....

Lui e io

mercoledì 30 agosto 2017

L'Adorazione Eucaristica - Charles de Foucauld


“Tu sei, mio Signore, nella Santa Eucaristia.
Sei qui, a un metro da me, in questo tabernacolo! 
Il Tuo corpo, la Tua anima, la Tua umanità, la Tua divinità, tutto il Tuo essere è qui, nella sua duplice natura. Come sei vicino mio Dio, mio Salvatore, mio Gesù, mio Fratello, mio Sposo, mio Amato!… 
Per i nove mesi che la Santa Vergine ti portò nel suo seno, non eri più vicino a Lei che a me quando vieni sulla mia lingua nella Comunione! 
 
 
Non eri più vicino a Maria e a San Giuseppe nella grotta di Betlemme, nella casa di Nazareth, nella fuga in Egitto, in ogni attimo di quella divina vita di famiglia, di quanto sei vicino a me in questo momento, e così spesso, in questo tabernacolo! 
 
Santa Maddalena, seduta ai Tuoi piedi a Betania, non era più vicina a Te di quanto ti sto vicino io ai piedi di quest’altare! 
 
Quando eri seduto in mezzo ai Tuoi apostoli, non eri più vicino a loro di quanto sei vicino a me adesso, mio Dio!…
 
Quanto sono felice!… 
 
Essere solo nella mia cella e intrattenermi con Te nel silenzio della notte è dolce, mio Signore, e sei lì perché sei Dio e per mezzo della Tua grazia; eppure, se resto nella mia cella quando potrei essere davanti al Santissimo Sacramento, è come se Santa Maddalena a Betania Ti avesse lasciato solo…
per andare a pensare a Te, da sola nella sua camera… 

martedì 29 agosto 2017

al Padre - Charles de Foucauld

Padre mio,
io mi abbandono a te,
fa di me ciò che ti piace.

Qualunque cosa tu faccia di me
Ti ringrazio.

Sono pronto a tutto, accetto tutto.
La tua volontà si compia in me,
in tutte le tue creature.
Non desidero altro, mio Dio.

Affido l'anima mia alle tue mani.


Te la dono mio Dio,
con tutto l'amore del mio cuore
perché ti amo,
ed è un bisogno del mio amore
di donarmi
di pormi nelle tue mani senza riserve
con infinita fiducia
perché Tu sei mio Padre.

lunedì 28 agosto 2017

Dio esiste? - Joseph Ratzinger

“È curioso infatti che l’affermazione che non può esserci più alcun Dio, che Dio dunque è totalmente scomparso, si levi con più insistenza dagli spettatori dell’orrore, da quelli che assistono a tali mostruosità dalle comode poltrone del proprio benessere e credono di pagare il loro tributo e tenerle lontane da sé dicendo: «Se accadono cose così, allora Dio non c’è».

Per coloro che - invece - in quelle atrocità sono immersi, l’effetto non di rado è opposto: proprio lì riconoscono Dio.
Ancora oggi, in questo mondo, le preghiere si innalzano dalle fornaci ardenti degli arsi vivi, non dagli spettatori dell’orrore”.
 
 

giovedì 3 agosto 2017

Il Santo Rosario, preghiera liturgica



1) Cosa si intende per preghiera liturgica

Tra le varie forme di preghiera, quella liturgica ha un’importanza centrale nella vita cristiana. Perché? Cos’è la liturgia?
Contrariamente a quello che può sembrare in superficie, la liturgia non è semplice rito, o semplice memoria collettiva fatta di formule.
E’ importante capire che la liturgia (Santa Messa, celebrazione dei Sacramenti, ...), più che azione dell’uomo, è azione di Dio.
Infatti, non solo è stata istituita da Cristo stesso, nella sua vita terrena, tramite gesti e parole che ne sono diventati i segni vivificanti, ma è tuttora celebrata da Lui.
Cristo ne è eternamente il celebrante.
Il Concilio Vaticano II, nello splendido documento Sacrosanctum Concilium, definisce perciò la Liturgia “azione sacra per eccellenza”, e aggiunge: “Nessun’altra azione della Chiesa, allo stesso titolo ed allo stesso grado, ne eguaglia l’efficacia” (SC 7).
Questo perché ogni azione liturgica è direttamente “opera di Cristo sacerdote”.

martedì 18 luglio 2017

Il Nome di Gesù


Se la quantità conduce alla qualità, allora anche la frequente, quasi incessante invocazione del Nome di Gesù Cristo, sia pur distratta all'inizio, può condurre alla concentrazione e al fervore del cuore; infatti la natura dell'uomo è in grado di assumere uno stato spirituale, se esso diventa frequente e abituale.

Per imparare a fare bene una cosa, occorre farla il più spesso possibile, ha detto uno scrittore religioso, e sant'Esichio dice che la frequenza genera l'abitudine e si trasforma in natura.
Uomini esperti consigliano: colui che desidera raggiungere l'orazione interiore, decida d'invocare il Nome di Dio con frequenza, quasi senza interruzione, di pronunciare cioè con le labbra la Preghiera di Gesù Cristo: "Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me, peccatore!", e a volte invece più brevemente: "Signore Gesù Cristo, abbi pietà di me", come insegna san Gregorio il Sinaita.
Egli aggiunge che l'invocazione abbreviata è più facile per il principiante; tuttavia non esclude né l'una né l'altra formula, consigliando solamente di non cambiare spesso le parole, per abituarsi più facilmente all'invocazione.
 
E per stimolare maggiormente se stesso a questa continua recitazione, il discepolo deve proporsi come regola d'invocare Dio un determinato numero di volte, secondo il tempo che ha; di recitare, cioè, sui grani del rosario, sia di giorno che di notte, tante centinaia o migliaia di invocazioni, senza fretta, pronunciando le parole con chiarezza, quasi sillabando con la lingua e le labbra.
 
Dopo qualche tempo, la lingua e le labbra di colui che così si esercita acquistano una tale assuefazione da muoversi quasi automaticamente, sicché, senza particolare sforzo, si muoveranno ormai per conto loro e pronunceranno il Nome di Dio anche senza suono.
 
Successivamente, la mente comincerà a prestare sempre maggiore attenzione a questo movimento della lingua e a poco a poco si purificherà dalle distrazioni concentrandosi nell'orazione.
Alla fine, si potrà verificare quella che i Padri chiamano "la discesa della mente nel cuore", vale a dire che la mente, raccogliendosi nel cuore, lo riscalderà con l'ardore divino e il cuore stesso invocherà il Nome di Gesù Cristo liberamente, con ineffabile dolcezza, e si effonderà umilmente ed incessantemente davanti a Dio, secondo le parole: "Io dormo, ma il mio cuore veglia".
Diceva splendidamente sant'Esichio del benefico effetto della frequente invocazione del Nome di Gesù Cristo: "Come la pioggia, quanto più cade abbondante, più ammorbidisce la terra, così il santo Nome di Cristo se lo invochiamo con frequenza, gioiosamente, vivifica e allieta il calice del nostro cuore".


(estratto da "Racconti di un pellegrino russo")




 
 

lunedì 17 luglio 2017

Donoso Cortès

Credo che coloro che pregano
fanno più bene al mondo di quelli che combattono
e che se il mondo va di male in peggio
è perché ci sono più battaglie che preghiere.

Se potessimo penetrare i segreti di Dio e della storia,
sono sicuro che resteremmo sbalorditi
di fronte agli effetti meravigliosi della preghiera,
anche nelle cose umane.

Perché la società sia in pace è necessario un certo equilibrio,
che solo Dio conosce, tra la preghiera e le azioni,
tra la vita contemplativa e la vita attiva.

Credo, tanto la mia convinzione è forte su questo punto,
che se ci fosse una sola ora, di un solo giorno,
in cui la terra non facesse salire al Cielo nessuna preghiera,
quel giorno e quell'ora
sarebbero l'ultimo giorno e l'ultima ora dell'universo.

venerdì 14 luglio 2017

Il Silenzio di S. Giuseppe


«IL SILENZIO INTERIORE DI S. GIUSEPPE» DI UN EREMITA ANONIMO

QUANTO SIA IMPORTANTE OSSERVARE IL SILENZIO AD IMITAZIONE DI S. GIUSEPPE

 

"Il silenzio ben inteso, unito al timor di Dio, è come un carro di fuoco che porta l'anima al cielo come fu portato il profeta Elia. O silenzio! felicità delle anime interiori, scala dei cielo, strada dei regno di Dio; o silenzio! Sorgente della compunzione, specchio in cui il peccatore vede i suoi peccati, principio di luce, di mitezza, di umiltà, freno all'udito, salvaguardia degli occhi, legame della lingua; o silenzio! Porto sicuro ove si trova la tranquillità dell'anima, scuola della lettura, dell'orazione, della contemplazione, aiuto per acquistare tutte le virtù e sorgente di ogni bene" (S. Giovanni Crisostomo).L' elogio sul silenzio fatto da questo Padre della Chiesa, ha come scopo farcelo stimare, amare e praticare.

Fermiamoci a farne alcune considerazioni.

Il silenzio è sempre stato considerato come uno dei pilastri portanti e dei sostegni più solidi e necessari della vita spirituale.

S. Bernardo dice: "Il silenzio è nostro custode e la nostra forza risiede in lui; il silenzio è il fondamento della vita spirituale, per mezzo di esso si acquisisce la giustizia e la virtù: parlate poco con gli uomini e sperate molto in Dio ".

Il profeta Isaia afferma che "Nel silenzio e nella speranza risiederà la vostra forza" (30,15).

S. Giacomo ci ammonisce dicendoci che chi aspira alla sapienza e alla virtù, non ne avrà che l'ombra se non sa frenare la lingua (cf 1,26).

S. Giovanni Climaco dice: "Il silenzio è un declivio insensibile verso la strada della virtù ed una segreta elevazione verso Dio; il silenzio ci rende attenti a noi stessi, apre il nostro cuore alle ispirazioni divine, ci dispone ad accogliere le sue grazie" come ben dice il profeta Geremia: "È bene aspettare in silenzio la salvezza del Signore" (Lam 3,26)".

Un monaco diceva all'abate Sisoes: "Padre desidero grandemente conservare la mia anima pura, che debbo fare? - Fratello, rispose l'abate, lo potete fare col silenzio". Inoltre il silenzio è la migliore disposizione all'orazione

Senza di esso la nostra preghiera sarà un pullulare di distrazioni.

Il profeta Osea ci dice: "Perciò, ecco, la attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore" (2,9).

È per questo che S. Giovanni Climaco chiama il silenzio "padre dell'orazione" e dice che colui che accuratamente lo osserva si avvicina a Dio ed è illuminato dalla sua luce.

Ecco quali sono i frutti dei silenzio, ecco il vero mezzo che ci mette sulla via della santità ad esempio dei grande S. Giuseppe: il silenzio produce il raccoglimento, il raccoglimento la devozione, la devozione l'orazione, l'orazione l'unione con Dio, l'unione con Dio la santità.

Senza il silenzio non può esserci il raccoglimento: più un'anima chiacchiera e si distrae in cose dei mondo più si svuota perdendo la devozione, e lo spirito di orazione. Quindi tornerà con molta fatica alla preghiera e all'orazione mentale e all'unione con Dio.

venerdì 7 luglio 2017

Madeleine Delbrel - Il carattere di Gesù


... una delle più belle dichiarazioni d'amore che abbia mai letto, rivolta a Nostro Signore ...

 

Scrive Madeleine:

«Ho 56 anni. Trent’anni di vita comune [= vie de ménage] con il Signore permettono di cominciare a conoscere un po’, non Lui certo, ma... il suo carattere!
Ora, ha lo stesso carattere con tutti noi ed il meno che si possa dire – se non pensare – è che si tratta di un carattere difficile!!!
Direi anche che questo carattere difficile ci è generalmente insopportabile... fintanto che non comprendiamo la regola del gioco.
Perché in fondo ce n’è una e, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, è quasi troppo semplice! [...]  Cosa vuole? Cosa cerca?
...essere creduto, essere sperato, essere amato per quello che Egli è... e non per quello che Egli sembra sotto un inverosimile travestimento di circostanze.
Fintanto che non gli abbiamo detto che può continuare, se questo lo diverte – ma che non attacca... e che lo riconosceremmo anche travestito in «angelo delle tenebre» – Egli può diventare precisamente “infernale!”»

 
Tanto per confermare, ecco cosa dice Santa Teresa d’Avila:

 
«Signore, se tratti così i tuoi amici, per forza ne hai così pochi!» protestò in un’occasione, dopo aver subito un incidente.

.... Il mio Signore, il Dio Geloso .....
 

 

lunedì 12 giugno 2017

La giustizia e la misericordia

 
Sono i peccati degli uomini che hanno appeso Gesù Cristo alla croce. I giudei non son stati che strumenti della giustizia divina. Gesù Cristo si era addossati i peccati del mondo, e Dio, dimenticando, per così dire, che era il suo Figlio prediletto, riversò su Lui tutti i rigori della Sua  
giustizia, e lo diede alla morte.
Egli è stato colpito, dice il profeta, dalla mano di Dio a causa dei nostri peccati.
Se Gesù Cristo, per espiare dei peccati che non aveva commesso, non ha trovato in suo Padre alcuna clemenza, che sarà dei peccatori stessi, quando una morte impenitente li farà cadere nelle mani di Dio? Se, come ha detto il Salvatore, il più grande rigore è stato esercitato sull'albero ferace e sul legno verde, che farà egli del legno secco e dell'albero sterile e infruttuoso?
 
 
Il più piccolo sentimento di dolore, la più piccola umiliazione erano nel Figlio di Dio di un merito infinito. Eppure Egli ha voluto, per espiare i nostri peccati, passare per ogni genere di dolore e di obbrobri, reputando necessario di assorbire fino in fondo il calice della collera divina.
E come potrà una meschina creatura, colpevole davanti a Dio, trovare dei dolori e dei tormenti infiniti, e delle forze per sopportarli, per soddisfare l'infinita gravità delle sue colpe?
 
 
Poiché le soddisfazioni di una creatura colpevole verso Dio, sono limitate e senza proporzioni con la infinita sua grandezza, la giustizia divina ne prenderà vendetta infinita nell'eternità senza fine.
Avverrà di questa terribile giustizia, come della misericordia divina: questa è infinita, perché dataci dai meriti infiniti del Figlio di Dio, nostro Salvatore; quella sarà infinita, perché i suoi rigori non avranno termine. È dunque una cosa terribile e spaventosa cadere nelle mani del Dio vivente.
 
 
Il Calvario è come un teatro dove risplendono l'infinita giustizia e l'infinita misericordia di Dio. Vi troviamo la giustizia infinita di Dio, nella terribile vendetta che egli prende sul proprio Figlio. Vi troviamo la Sua infinita misericordia nell'accettazione del sacrificio della Sua vita, per l'espiazione dei nostri peccati. Senza purificazione dell'anima nel sangue prezioso del Salvatore, noi non potremmo essere oggetto della misericordia, ma bensì diverremo oggetto della giustizia, i cui rigori saranno infiniti in sé e nella loro durata.
 
 
Padre Jean Nicolas Grou s. j. (1731-1803)
 
(preso qui)

martedì 6 giugno 2017

S. Antonio Abate, primi consigli (Filocalia)


L'uomo saggio ha una sola preoccupazione: obbedire con tutto il cuore a Dio Onnipotente ed esserGli oggetto di benevolenza.
La unica e sola cosa che insegna all'anima sua è il modo di compiere ciò che piace a Dio, ringraziando la Provvidenza misericordiosa per qualunque vicenda della sua esistenza.
Siamo grati al medico anche per il medicamento doloroso; di fronte al patire dobbiamo esser grati a Dio; qualunque cosa ci accada è per il nostro bene.
Questa conoscenza, che viene dalla fede, dona salvezza e pace all'anima.
 
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Il dominio di sé, la mitezza, la castità, la solidità di carattere, la pazienza insieme alle altre virtù sono le armi date da Dio per resistere alle prove ed aiutarci nel combattimento spirituale.
Addestrandoci in esse e mantenendoci pronti alla pugna, nessun contrasto, per quanto aspro, grave, devastatore e intollerabile ci apparirà invincibile.
Chi non possiede saggezza, mai pensa che ogni vicissitudine è per condurci al bene.
La prova manifesta le nostre virtù e ci rende degni di essere coronati da Dio.
 
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Non parlare con chiunque della religiosità e della vita conforme a verità. Non dico ciò per gelosia, ma perché agli occhi dello stolto appariresti ridicolo.
 
Esiste concordanza tra le cose simili, pochi sono quelli che possono ascoltare tali
cose, forse è più giusto dire che sono rari.
 
Meglio è non parlare, Dio non domanda che si parli per giungere alla salvezza.