Preambolo: ho fatto un cammino splendido, la Via di Francesco. Ma duro, molto duro - vuoi per il periodo, per le temperature, per il non allenamento.. e - a posteriori - denso di "regali".
Ciò che dal mio viaggio a piedi rimane con me, tra le altre cose, è l'esperienza della distinzione tra il pensare ed il vivere.
La sovrastruttura del pensiero.
L'esperienza dell'essere a nudo nella fatica.
La conoscenza di ciò che rimane di me, di ciò che sono quando nulla sostiene false immagini, immagini che - tra l'altro - racconto a me stessa di me stessa.
Quindi, come sovrastruttura del pensiero intendo tutto quel rumore che copre la vera essenza di me in un determinato periodo della mia vita.
Mi sono resa conto, insomma, che la sorgente dell'agire si radica in profondità che non sempre sono allineate con il pensare.
E questo disallineamento aumenta all'aumentare dello stato di benessere, diminuisce con l'aumentare dello stato di malessere: immagino che vada a zero negli istanti che precedono la morte, o la seguono, nel caso di lutti, informazioni destabilizzanti, ... dove smetti di pensare per sopravvivere.
Perché io sono ciò che faccio, non ciò che penso. Incarnazione versus idea.
Senza arrivare ai casi estremi di cui sopra, mi sono resa conto che per conoscermi veramente è inutile lanciarmi in analisi colpevolizzanti/premianti che partono dal mio ombelico per arrivare al mio ombelico....
Se voglio muovermi nel campo della realtà e non delle sovrastrutture, le opzioni mi paiono:
- imparare ad osservarmi negli altri (conoscermi da come gli altri reagiscono alle mie azioni)
- imparare da me quando sono a nudo (esperienze, che quando capitano, graffiano la pelle)
A naso, e' più "simpatico" l'apprendimento quando ci si mette in condizioni di attenzione nella vita quotidiana, piuttosto che conoscersi in situazioni più o meno estreme... partendo, infatti, dall'ipotesi che il vero sé viene fuori solo in situazioni di pericolo, ciò non toglie che è possibile lavorare anche quando il pericolo è lontano.
In soldoni, qual è l'esperienza che ho fatto?
Che per me il rapporto con Dio è una sovrastruttura.
E' un rapporto fatto di tante parole appiccicate alla mia persona.
Ma quando mi sono spogliata, a Dio ho pensato poco, con fatica, sempre per obbligo,
Quindi una relazione inesistente.
Una proiezione della mia mente, ma nel mio essere nulla c'è che rivela Lui al di là delle parole e dei pensieri.
Informazione interessante. Spaventosa. Luminosa.
Respiro piano e mi rimangono domande su cosa fare, che fare, come agire.... ma ho deciso di sospendere le risposte.
Attendo.
Ed auspico il silenzio della mente, per vivere la realtà, come in quei giorni di cammino.
Con una conoscenza in più.
Ed una certezza in meno. Su di me.
Riflessioni stra-personali sul mio cammino di conversione. Nessuno nasce imparato, io no di certo. Quindi pregando, camminando, ascoltando, leggendo, meditando, osservando, cerco di imparare. Anzi: cerco di disimparare me ed il mondo, per abbandonarmi alla meraviglia dell'invisibile.
lunedì 5 settembre 2016
mercoledì 31 agosto 2016
martedì 30 agosto 2016
Henri Frédéric Amiel - Frammenti di diario intimo
Le masse saranno sempre al di sotto della media.
La maggiore età si abbasserà, la barriera del sesso cadrà, e la democrazia arriverà all’assurdo rimettendo la decisione intorno alle cose più grandi ai più incapaci.
Sarà la punizione del suo principio astratto dell’uguaglianza, che dispensa l’ignorante di istruirsi, l’imbecille di giudicarsi, il bambino di essere uomo e il delinquente di correggersi.
Il diritto pubblico fondato sull’uguaglianza andrà in pezzi a causa delle sue conseguenze.
Perché non riconosce la disuguaglianza di valore, di merito, di esperienza, cioè la fatica individuale: culminerà nel trionfo della feccia e dell’appiattimento.
L’adorazione delle apparenze si paga.
(12 giugno 1871)
La maggiore età si abbasserà, la barriera del sesso cadrà, e la democrazia arriverà all’assurdo rimettendo la decisione intorno alle cose più grandi ai più incapaci.
Sarà la punizione del suo principio astratto dell’uguaglianza, che dispensa l’ignorante di istruirsi, l’imbecille di giudicarsi, il bambino di essere uomo e il delinquente di correggersi.
Il diritto pubblico fondato sull’uguaglianza andrà in pezzi a causa delle sue conseguenze.
Perché non riconosce la disuguaglianza di valore, di merito, di esperienza, cioè la fatica individuale: culminerà nel trionfo della feccia e dell’appiattimento.
L’adorazione delle apparenze si paga.
(12 giugno 1871)
lunedì 29 agosto 2016
Simone Weil
“La fede vera si mostra non da come uno parla di Dio, ma da come parla e agisce nella vita, da lì capisco se uno ha soggiornato in Dio.
Non è dal modo in cui un uomo parla di Dio, ma dal modo in cui parla delle cose terrestri, che si può meglio discernere se la sua anima ha soggiornato nel fuoco dell’amore di Dio. … Così pure, la prova che un bambino sa fare una divisione non sta nel ripetere la regola; sta nel fatto che fa le divisioni”
“La grandezza suprema del cristianesimo viene dal fatto che
esso non cerca un rimedio sovrannaturale contro la sofferenza bensì un impiego
sovrannaturale della sofferenza”
“C'è qualcos'altro che ha il potere di svegliarci alla
verità. È il lavoro degli scrittori di genio. Essi ci danno, sotto forma di
finzione, qualcosa di equivalente all'attuale densità del reale, quella densità
che la vita ci offre ogni giorno ma che siamo incapaci di afferrare perché ci
stiamo divertendo con delle bugie.”
“L’anima umana ha bisogno di partecipazione disciplinata a
un compito condiviso di pubblica utilità, e ha bisogno di iniziativa personale
in questa partecipazione.”
“Sfuggire al contagio della follia e della vertigine
collettiva tornando a stringere per conto proprio, al di sopra dell'idolo
sociale, il patto originario dello spirito con l'universo.”
“Fra gli esseri umani, si riconosce pienamente l'esistenza
soltanto di coloro che amiamo.”
“Chi penserebbe a Dio se non ci fosse il male nel mondo?”
“Amare puramente significa amare nell'altro la sua fame, ma
noi amiamo gli altri come nutrimento”
“Il dolore è la radice della conoscenza.”
“L'amor di Dio è puro quando la gioia e la sofferenza
ispirano in egual misura gratitudine. “
“La sventura estrema che colpisce gli esseri umani non crea
la miseria umana, la rivela soltanto.”
“L'attenzione è la forma più rara e più pura della
generosità. A pochissimi spiriti è dato scoprire che le cose e gli esseri esistono.”
“L'attenzione assolutamente pura è preghiera”
“Non dobbiamo
acquistare l'umiltà. L'umiltà è in noi. Soltanto, ci umiliamo dinanzi a falsi
dèi“
“Gli amanti e gli amici desiderano due cose: di amarsi al
punto di entrare l'uno nell'altro e diventare un solo essere e di amarsi al
punto che la loro unione non ne soffra, quand'anche fossero divisi dalla metà
del globo terrestre. Tutto ciò che l'uomo desidera invano quaggiù, è perfetto e
reale in Dio. Tutti i nostri desideri impossibili sono il segno del nostro
destino e diventano buoni per noi proprio nel momento in cui non speriamo più
di realizzarli “
“Iddio pena, attraverso lo spessore infinito del tempo e
della specie, per raggiungere l'anima e sedurla. Se essa si lascia strappare,
anche solo per un attimo, un consenso puro e intero, allora Iddio la conquista.
E quando sia divenuta cosa interamente sua, l'abbandona. La lascia totalmente
sola. Ed essa a sua volta, ma a tentoni, deve attraversare lo spessore infinito
del tempo e dello spazio alla ricerca di colui ch'essa ama. Così l'anima rifà
in senso inverso il viaggio che Iddio ha fatto verso di lei. E ciò è la croce.”
“Due forze regnano sull'universo: luce e pesantezza.”
“Non giudicare. Tutte le colpe sono eguali. C'è una colpa
sola: non aver la capacità di nutrirsi di luce. Perché, abolita questa
capacità, tutte le colpe sono possibili”
“Gli uomini ci debbono quel che noi immaginiamo ci daranno.
Rimetter loro questo debito. Accettare che essi siano diversi dalle creature
della nostra immaginazione, vuol dire imitare la rinuncia di Dio. Anch'io sono
altra da quella che m'immagino essere. Saperlo è il perdono”
“Bisognerebbe trasformare in oggetto di desiderio ogni
avvenimento compiuto. È una cosa ben diversa dalla rassegnazione. Persino la
parola accettazione è troppo debole. Si deve desiderare che tutto ciò che è
avvenuto sia avvenuto, e null'altro. Non perché ciò che è avvenuto è un bene a
nostro modo di vedere, ma perché Dio lo ha permesso e perché l'obbedienza degli
eventi a Dio è in sé un bene assoluto”
"Attendere e obbedire. Attendere implica tutta la tensione del desiderio, ma senza appagamento, una tensione accettata in perpetuo"
domenica 28 agosto 2016
Gregorio di Narek
Non è tanto dal legame
della speranza
quanto per i legami dell'amore
che io sono attratto.
Non è dei doni,
ma del Donatore
che ho sempre
la nostalgia.
Non è la gloria
a cui aspiro,
ma è il Glorificato
che voglio abbracciare.
Non è per il desiderio della vita,
ma per il ricordo
di colui che dà la vita
che costantemente mi consumo.
Non è dietro la passione
dei godimenti
che sospiro,
ma è per il desiderio
di colui che li prepara,
che dal più profondo
del mio cuore
scoppio in singhiozzi.
Non è il riposo ciò che cerco,
ma è il volto
di colui che dona riposo,
che io domando supplicando.
Non è per il banchetto nuziale
ma per il desiderio dello Sposo che languisco.
sabato 27 agosto 2016
Maria a Josefa Menendez
Il 15 agosto 1923, a
sera, la Madonna si manifestò a Josefa Menendez in tutta la sua bellezza. Nel
giorno sacro al mistero della sua Assunzione, la Madre Celeste volle
rallegrare la sua diletta devota. Estasiata davanti alla bellezza della
Madonna, Josefa esclamò: Madre mia, com'è bello questo giorno! Tutto il mondo
esulta a ricordare il vostro ingresso in Cielo!
- Sì, rispose Maria, proprio in questo giorno la gioia piena e perfetta è cominciata per me, poiché durante la mia vita l'anima mia fu trafitta da una spada.
- Ma soffriste sempre in vita? La presenza del Bambino Gesù, così piccolo e bello, non era per Voi una immensa consolazione?
- Figlia mia, ascolta! Sin dalla mia infanzia ebbi conoscenza delle cose divine; così che quando l'Arcangelo mi annunziò il mistero dell'Incarnazione e mi vidi scelta per Madre del Salvatore degli uomini, il mio cuore fu sommerso in un torrente di amarezza, perché sapevo tutto quello che il tenero e Divino Bambino doveva soffrire; e la profezia del vecchio Simeone non fece che confermare le mie angosce materne.
Tu puoi quindi figurarti quali dovevano essere i sentimenti nel contemplare le attrattive del mio Figlio, il suo corpo, che sapevo doveva essere un giorno così crudelmente maltrattato.
Io baciavo quelle mani e mi sembrava che le mie labbra s'impregnassero già di sangue. Baciavo i suoi piedi e li contemplavo già confitti alla Croce. E quando Egli fece i primi passi e mi corse incontro con le braccia aperte, non potei trattenere le lacrime al pensiero di quelle braccia stese sulla Croce.
Quando giunse all'adolescenza, apparve in Lui un tale assieme di grazia affascinante che non lo si poteva contemplare senza restarne rapiti! Solo il mio cuore di Madre si stringeva al pensiero dei tormenti, di cui in anticipo provavo la ripercussione.
Dopo la lontananza dei tre anni della vita apostolica, le ore della sua Passione e Morte furono per me il più terribile dei martiri.
Quando il terzo giorno lo vidi risuscitato e glorioso, certo la prova cambiò aspetto, poiché Egli non poteva più soffrire. Ma quanto dolorosa doveva essere la separazione da Lui! Che lungo esilo per me quando Gesù salì al Cielo! Come sospiravo l'istante della eterna unione!
Sull'entrare del mio sessantatreesimo anno, l'anima mia passò come un lampo dalla terra al Cielo. Dopo tre giorni gli Angeli raccolsero la mia salma e la trasportarono in trionfo di giubilo per riunirla all'anima. Quale ammirazione, quale adorazione e dolcezza, quando i miei occhi videro per la prima volta nella sua gloria e nella sua maestà il mio Figlio e mio Dio, in mezzo alle schiere angeliche!
Che dire poi, figlia mia, dello stupore che m'invase alla vista della mia estrema bassezza, che veniva coronata da tanti doni e circondata da tante acclamazioni?... Non più tristezza ormai, non più ombra alcuna! Tutto è dolcezza, gloria, amore! -
A questo punto la Madonna tacque un istante, immersa nel magnifico ricordo del suo ingresso in Cielo; poi continuò:
- Tutto passa, figlia mia, e la beatitudine non ha fine. Soffri ed ama! ... Coraggio! ... L'inverno della vita è breve e la primavera sarà eterna! - Ciò detto, la Madonna sparì.
Ecco come la Vergine Celeste premia e consola certe anime che sanno onorarla e come gode che sia ricordato il giorno del suo ingresso in Paradiso!
- Sì, rispose Maria, proprio in questo giorno la gioia piena e perfetta è cominciata per me, poiché durante la mia vita l'anima mia fu trafitta da una spada.
- Ma soffriste sempre in vita? La presenza del Bambino Gesù, così piccolo e bello, non era per Voi una immensa consolazione?
- Figlia mia, ascolta! Sin dalla mia infanzia ebbi conoscenza delle cose divine; così che quando l'Arcangelo mi annunziò il mistero dell'Incarnazione e mi vidi scelta per Madre del Salvatore degli uomini, il mio cuore fu sommerso in un torrente di amarezza, perché sapevo tutto quello che il tenero e Divino Bambino doveva soffrire; e la profezia del vecchio Simeone non fece che confermare le mie angosce materne.
Tu puoi quindi figurarti quali dovevano essere i sentimenti nel contemplare le attrattive del mio Figlio, il suo corpo, che sapevo doveva essere un giorno così crudelmente maltrattato.
Io baciavo quelle mani e mi sembrava che le mie labbra s'impregnassero già di sangue. Baciavo i suoi piedi e li contemplavo già confitti alla Croce. E quando Egli fece i primi passi e mi corse incontro con le braccia aperte, non potei trattenere le lacrime al pensiero di quelle braccia stese sulla Croce.
Quando giunse all'adolescenza, apparve in Lui un tale assieme di grazia affascinante che non lo si poteva contemplare senza restarne rapiti! Solo il mio cuore di Madre si stringeva al pensiero dei tormenti, di cui in anticipo provavo la ripercussione.
Dopo la lontananza dei tre anni della vita apostolica, le ore della sua Passione e Morte furono per me il più terribile dei martiri.
Quando il terzo giorno lo vidi risuscitato e glorioso, certo la prova cambiò aspetto, poiché Egli non poteva più soffrire. Ma quanto dolorosa doveva essere la separazione da Lui! Che lungo esilo per me quando Gesù salì al Cielo! Come sospiravo l'istante della eterna unione!
Sull'entrare del mio sessantatreesimo anno, l'anima mia passò come un lampo dalla terra al Cielo. Dopo tre giorni gli Angeli raccolsero la mia salma e la trasportarono in trionfo di giubilo per riunirla all'anima. Quale ammirazione, quale adorazione e dolcezza, quando i miei occhi videro per la prima volta nella sua gloria e nella sua maestà il mio Figlio e mio Dio, in mezzo alle schiere angeliche!
Che dire poi, figlia mia, dello stupore che m'invase alla vista della mia estrema bassezza, che veniva coronata da tanti doni e circondata da tante acclamazioni?... Non più tristezza ormai, non più ombra alcuna! Tutto è dolcezza, gloria, amore! -
A questo punto la Madonna tacque un istante, immersa nel magnifico ricordo del suo ingresso in Cielo; poi continuò:
- Tutto passa, figlia mia, e la beatitudine non ha fine. Soffri ed ama! ... Coraggio! ... L'inverno della vita è breve e la primavera sarà eterna! - Ciò detto, la Madonna sparì.
Ecco come la Vergine Celeste premia e consola certe anime che sanno onorarla e come gode che sia ricordato il giorno del suo ingresso in Paradiso!
[Brano tratto da "Vera devozione a
Maria", di Don Giuseppe Tomaselli, Imprimatur Can. Carciotto Vic. Gen.,
Catania 13 maggio 1952].
venerdì 26 agosto 2016
La Verna - Assisi, la Via di Francesco.
Eravamo in 4, abbiamo percorso la Via di S. Francesco, da La Verna ad Assisi.
Dalle 9 del 13 agosto alle 14 del 20 agosto.
8 tappe, 8 giorni.
Camminando.
Zaino in spalla, cappello in testa, salomon ai piedi.
219 km di bellezza, fatica, sudore, caldo, scazzi, risate, silenzio, incontri, pensieri, piedi dolenti, parole, birra.
Non pensavo fosse un'esperienza così forte.
Porto, oggi, nel cuore, l'esperienza dell'altro.
La necessità dell'altro.
L'importanza dell'altro.
La bellezza dell'altro.
La necessità di comprendere l'altro.
Lo sforzo di diventare altro.
Mai senza l'altro. Altro?
----------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Non so cosa dirvi, davvero.
Tre minuti alla nostra più difficile sfida professionale.
Tutto si decide oggi.
Ora noi, o risorgiamo come squadra, o cederemo un centimetro alla volta, uno schema dopo l'altro, sino alla disfatta. Siamo all'inferno adesso, signori miei. Credetemi.
E... possiamo rimanerci, farci prendere a schiaffi oppure aprirci la strada lottando verso la luce.
Possiamo scalare le pareti dell'inferno un centimetro alla volta.
Io però non posso farlo per voi, sono troppo vecchio.
Mi guardo intorno vedo i vostri giovani volti e penso... certo che... ho commesso tutti gli errori che un uomo di mezza età possa fare. Sì perché io ho sperperato tutti i miei soldi, che ci crediate o no. Ho cacciato via tutti quelli che mi volevano bene e da qualche anno mi dà anche fastidio la faccia che vedo nello specchio.
Sapete col tempo, con l'età tante cose ci vengono tolte ma questo fa... fa parte della vita.
Però tu lo impari solo quando quelle cose le cominci a perdere e scopri che la vita è un gioco di centimetri. E così è il football.
Perché in entrambi questi giochi, la vita e il football, il margine d'errore è ridottissimo. Capitelo...
Mezzo passo fatto un po' in anticipo o in ritardo e voi non ce la fate. Mezzo secondo troppo veloci o troppo lenti e mancate la presa. Ma i centimetri che ci servono sono dappertutto, sono intorno a noi, ci sono in ogni break della partita, ad ogni minuto, ad ogni secondo.
In questa squadra si combatte per un centimetro. In questa squadra massacriamo di fatica noi stessi e tutti quelli intorno a noi, per un centimetro. Ci difendiamo con le unghie e con i denti per un centimetro.
Perché sappiamo che quando andremo a sommare tutti quei centimetri, il totale allora farà la differenza tra la vittoria e la sconfitta, la differenza tra vivere e morire.
E voglio dirvi una cosa: in ogni scontro è colui il quale è disposto a morire che guadagnerà un centimetro.
E io so che se potrò avere un'esistenza appagante sarà perché sono disposto ancora a battermi e a morire per quel centimetro. La nostra vita è tutta lì. In questo consiste, e in quei 10 centimetri davanti alla faccia.
Ma io non posso obbligarvi a lottare! Dovrete guardare il compagno che avete accanto, guardarlo negli occhi. Io scommetto che ci vedrete un uomo determinato a guadagnare terreno con voi. Che ci vedrete un uomo che si sacrificherà volentieri per questa squadra, consapevole del fatto che quando sarà il momento voi farete lo stesso per lui.
Questo è essere una squadra, signori miei!
Perciò... o noi risorgiamo adesso, come collettivo, o saremo annientati individualmente.
È il football ragazzi! È tutto quì.
Allora, che cosa volete fare?
(Testo tratto dal film: Ogni Maledetta Domenica, di O.Stone)
Dalle 9 del 13 agosto alle 14 del 20 agosto.
8 tappe, 8 giorni.
Camminando.
Zaino in spalla, cappello in testa, salomon ai piedi.
219 km di bellezza, fatica, sudore, caldo, scazzi, risate, silenzio, incontri, pensieri, piedi dolenti, parole, birra.
Non pensavo fosse un'esperienza così forte.
Porto, oggi, nel cuore, l'esperienza dell'altro.
La necessità dell'altro.
L'importanza dell'altro.
La bellezza dell'altro.
La necessità di comprendere l'altro.
Lo sforzo di diventare altro.
Mai senza l'altro. Altro?
----------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Non so cosa dirvi, davvero.
Tre minuti alla nostra più difficile sfida professionale.
Tutto si decide oggi.
Ora noi, o risorgiamo come squadra, o cederemo un centimetro alla volta, uno schema dopo l'altro, sino alla disfatta. Siamo all'inferno adesso, signori miei. Credetemi.
E... possiamo rimanerci, farci prendere a schiaffi oppure aprirci la strada lottando verso la luce.
Possiamo scalare le pareti dell'inferno un centimetro alla volta.
Io però non posso farlo per voi, sono troppo vecchio.
Mi guardo intorno vedo i vostri giovani volti e penso... certo che... ho commesso tutti gli errori che un uomo di mezza età possa fare. Sì perché io ho sperperato tutti i miei soldi, che ci crediate o no. Ho cacciato via tutti quelli che mi volevano bene e da qualche anno mi dà anche fastidio la faccia che vedo nello specchio.
Sapete col tempo, con l'età tante cose ci vengono tolte ma questo fa... fa parte della vita.
Però tu lo impari solo quando quelle cose le cominci a perdere e scopri che la vita è un gioco di centimetri. E così è il football.
Perché in entrambi questi giochi, la vita e il football, il margine d'errore è ridottissimo. Capitelo...
Mezzo passo fatto un po' in anticipo o in ritardo e voi non ce la fate. Mezzo secondo troppo veloci o troppo lenti e mancate la presa. Ma i centimetri che ci servono sono dappertutto, sono intorno a noi, ci sono in ogni break della partita, ad ogni minuto, ad ogni secondo.
In questa squadra si combatte per un centimetro. In questa squadra massacriamo di fatica noi stessi e tutti quelli intorno a noi, per un centimetro. Ci difendiamo con le unghie e con i denti per un centimetro.
Perché sappiamo che quando andremo a sommare tutti quei centimetri, il totale allora farà la differenza tra la vittoria e la sconfitta, la differenza tra vivere e morire.
E voglio dirvi una cosa: in ogni scontro è colui il quale è disposto a morire che guadagnerà un centimetro.
E io so che se potrò avere un'esistenza appagante sarà perché sono disposto ancora a battermi e a morire per quel centimetro. La nostra vita è tutta lì. In questo consiste, e in quei 10 centimetri davanti alla faccia.
Ma io non posso obbligarvi a lottare! Dovrete guardare il compagno che avete accanto, guardarlo negli occhi. Io scommetto che ci vedrete un uomo determinato a guadagnare terreno con voi. Che ci vedrete un uomo che si sacrificherà volentieri per questa squadra, consapevole del fatto che quando sarà il momento voi farete lo stesso per lui.
Questo è essere una squadra, signori miei!
Perciò... o noi risorgiamo adesso, come collettivo, o saremo annientati individualmente.
È il football ragazzi! È tutto quì.
Allora, che cosa volete fare?
(Testo tratto dal film: Ogni Maledetta Domenica, di O.Stone)
giovedì 25 agosto 2016
S. Francesco ed il Sultano
Il Sultano d’Egitto sottopose a Francesco D’Assisi un’altra questione:
“II vostro Signore insegna nei Vangeli che voi non dovete rendere male per male, e non dovete rifiutare neppure il mantello a chi vuol togliervi la tonaca, dunque voi cristiani non dovreste imbracciare armi e combattere i vostri nemici”.
Rispose San Francesco:
“II vostro Signore insegna nei Vangeli che voi non dovete rendere male per male, e non dovete rifiutare neppure il mantello a chi vuol togliervi la tonaca, dunque voi cristiani non dovreste imbracciare armi e combattere i vostri nemici”.
Rispose San Francesco:
mercoledì 24 agosto 2016
San Pietro d'Alcantara
RICHIESTA SPECIALE DELL’AMORE DI DIO
Sopra tutte queste virtù, concedimi, Signore, la grazia di amarti con tutto il mio cuore, con tutta la mia anima, con tutte le mie forze, con tutto me stesso, così come tu lo comandi.
O tutta la mia speranza, tutta la mia gloria, tutto il mio rifugio e gioia. O il più amato degli amati, o Sposo fiorente, Sposo soave, Sposo tenero. O dolcezza del mio cuore; o vita dell’anima mia e gioioso sollievo del mio spirito! O bello e luminoso giorno dell’eternità, luce serena del mio intimo e florido paradiso del mio cuore!
O mia amabile origine e mia somma sufficienza
Prepara, Dio mio, prepara, Signore, una gradevole dimora per te in me, perché, secondo la promessa della tua santa parola, tu venga in me e riposi in me. Mortifica in me tutto ciò che dispiace ai tuoi occhi e fammi uomo secondo il tuo cuore. Ferisci, Signore, il più intimo dell’anima mia con le frecce del tuo amore ed inebriala con il vino della tua perfetta carità.
Oh, quando sarà questo? Quando ti piacerò in tutte le cose? Quando sarà morto tutto quello che in me è contrario a te? Quando sarò del tutto tuo? Quando smetterò di essere mio? Quando nulla all’infuori di te vivrà in me? Quando ti amerò ardentissimamente? Quando mi brucerà del tutto la fiamma del tuo amore? Quando sarò del tutto innamorato e trafitto dalla tua efficacissima soavità? Quando aprirai a questo povero mendico e gli scoprirai il tuo bellissimo regno, che sta dentro di me, che sei tu con tutte le tue ricchezze? Quando mi rapirai, sommergerai, trasporterai e nasconderai in te dove mai più io mi ritrovi? Quando, superati tutti gli impedimenti ed ostacoli, mi renderai un solo spirito con te, perché mai più mi possa allontanare da te?
O amato, amato, amato dell’anima mia. O dolcezza, dolcezza del mio cuore Ascoltami, Signore, non per i miei meriti, ma per la tua infinita bontà! Insegnami, illuminami, indirizzami ed aiutami in tutte le cose, affinché non si faccia nè dica alcuna cosa che non sia gradita ai tuoi occhi.
O Dio mio, amato mio, o cuore mio, bene dell’anima mia. O amore mio dolce! O godimento mio grande. O forza mia. O vita mia, aiutami; luce mia, guidami!
O Dio del mio cuore. Perché non ti dai al povero? Riempi i cieli e la terra e lasci vuoto il mio cuore? Se vesti i gigli del campo, curi con amore gli uccellini e nutri i vermi, perché ti dimentichi di me, che tutti dimentico per te? “Tardi ti conobbi, bontà infinita! Tardi ti amai, bellezza tanto antica e tanto nuova! Misero il tempo che non ti amai, misero me, perché non ti ho conosciuto! Cieco me, che non ti vedevo! Eri dentro di me ed io ti cercavo fuori! Benché ti abbia trovato tardi, non permettere, Signore, per la tua divina clemenza, che giammai ti lasci”.
Poiché una delle cose che ti piacciono di più e più toccano il tuo cuore è avere occhi per saperti guardare, dammi, Signore, questi occhi con cui guardarti: cioè, occhi semplici di colomba, occhi casti e timidi, occhi umili e amorosi, occhi devoti e lacrimosi, occhi attenti e discreti per capire la tua volontà e compierla, affinché, guardandoti con questi occhi, sia da te guardato con quegli occhi con cui guardasti San Pietro, quando gli facesti piangere il suo peccato; con quegli occhi con cui guardasti il figlio prodigo, quando gli andasti incontro e gli desti il bacio della pace; con quegli occhi con cui guardasti il pubblicano, quando egli non osava alzare lo sguardo al cielo; con quegli occhi con cui hai guardato la Maddalena, mentre ella lavava i tuoi piedi con le lacrime dei suoi; finalmente, con quegli occhi con i quali guardasti la Sposa del Cantico dei Cantici, quando le hai detto:
“Sei bella, amica mia, sei bella; i tuoi occhi sono di colomba”, affinché, compiacendoti degli occhi e della bellezza dell’anima mia, le dia quegli ornamenti di virtù e di grazie con cui ti compare sempre bella.
O altissima, clementissima, benignissima Trinità, Padre, Figlio, Spirito Santo, un solo vero Dio, insegnami, addrizzami, aiutami in tutto, Signore. O Padre onnipotente, per la grandezza del tuo infinito potere, stabilisci e conferma la mia memoria in te e riempila di santi e devoti pensieri. O Figlio santissimo, per la tua eterna sapienza illumina il mio intelletto e adornalo con la conoscenza della somma verità e della mia estrema nullità. O Spirito Santo, amore del Padre e del Figlio, per la tua incomprensibile bontà, trasferisci in me tutta la tua volontà ed incendiala con un così grande fuoco d’amore che nessuna acqua possa spegnerla. O santissima Trinità, unico Dio mio e tutto il mio bene. Oh, se ti potessi lodare ed amare come ti lodano ed amano tutti gli angeli! Oh, se avessi l’amore di tutte le creature, quanto volentieri te lo darei e trasferirei in te, sebbene neanche questo sarebbe sufficiente per amarti come tu meriti. Tu solo ti puoi degnamente amare e degnamente lodare, perché come tu solo comprendi la tua incomprensibile bontà così tu solo la puoi amare quanto merita, in modo che solo in codesto divinissimo cuore si trova un amore adeguato a te.
O Maria, Maria, Maria, Vergine santissima, madre di Dio, regina del cielo, Signora del mondo, tabernacolo dello Spirito Santo, giglio di purezza, rosa di pazienza, paradiso di delizie, specchio di castitá, modello d’innocenza! Prega per questo povero esule e pellegrino e condividi con lui un poco della tua abbondantissima carità!
O voi beati santi e sante o voi spiriti beati, che così ardete nell’amore del vostro creatore e specialmente voi serafini, che infiammate il cielo e la terra con il vostro amore, non abbandonate questo povero e misero cuore, ma purificatelo come le labbra di Isaia[10] da tutti i suoi peccati ed accendetelo con la fiamma di codesto vostro ardentissimo amore, perché solo questo Signore ami, solo Lui cerchi, solo in Lui riposi e dimori nei secoli dei secoli.
Amen.
martedì 23 agosto 2016
Didachè
I.
1. Due sono le vie, una della vita e una della morte, e la differenza è grande fra queste due vie.
2. Ora questa è la via della vita: innanzi tutto amerai Dio che ti ha creato, poi il tuo prossimo come te stesso; e tutto quello che non vorresti fosse fatto a te, anche tu non farlo agli altri.
3. Ecco pertanto l'insegnamento che deriva da queste parole: benedite coloro che vi maledicono e pregate per i vostri nemici; digiunate per quelli che vi perseguitano; perché qual merito avete se amate quelli che vi amano? Forse che gli stessi gentili non fanno altrettanto? Voi invece amate quelli che vi odiano e non avrete nemici.
4. Astieniti dai desideri della carne. Se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l'altra e sarai perfetto; se uno ti costringe ad accompagnarlo per un miglio, tu prosegui con lui per due. Se uno porta via il tuo mantello, dagli anche la tunica. Se uno ti prende ciò che è tuo, non ridomandarlo, perché non ne hai la facoltà.
5. A chiunque ti chiede, da' senza pretendere la restituzione, perché il Padre vuole che tutti siano fatti partecipi dei suoi doni. Beato colui che dà secondo il comandamento, perché è irreprensibile. Stia in guardia colui che riceve, perché se uno riceve per bisogno sarà senza colpa, ma se non ha bisogno dovrà rendere conto del motivo e dello scopo per cui ha ricevuto. Trattenuto in carcere, dovrà rispondere delle proprie azioni e non sarà liberato di lì fino a quando non avrà restituito fino all'ultimo centesimo.
6. E a questo riguardo è pure stato
Gesù a Santa Caterina da Siena
«Sai, figliola, chi sei tu e chi sono io? Se saprai queste due cose, sarai beata. Tu sei quella che non è; io, invece, Colui che sono. Se avrai nell'anima tua tale cognizione, il nemico non potrà ingannarti e sfuggirai da tutte le sue insidie; non acconsentirai mai ad alcuna cosa contraria ai miei comandamenti, e acquisterai senza difficoltà ogni grazia, ogni verità e ogni lume».
«Tu sei, disse il Signore, quella che non sei».
«Conosci, o figliola, il tuo Creatore».
«Figliuola, pensa a me: se lo farai, io penserò subito a te».
.....Fatti capacità, mi farò torrente.....
giovedì 23 luglio 2015
Emmanuel Mounier
"Accettare la volontà di Dio non significa umanizzare l’amore soprannaturale della
sofferenza e della rinuncia, significa invece accettarla in qualsiasi modo essa si manifesti,
anche se dovesse essere conforme ai miei desideri umani; nemmeno il sacrificio deve venire prima; bisogna essere preparati a tutto, anche alla felicità. È in questo modo che si santifica la felicità" (lettera del 12 febbraio 1933).
Lettere sul dolore, Emmanuel Mounier
martedì 21 luglio 2015
Valutare in modo retto
Come valutare?
Valutazione evento/ accadimento/ novita' / annuncio
Propone vita? E' vitale? E' espansivo?
Attenzione: ricordare la Croce/Morte/Risurrezione, attraverso cui tutto devo far passare, e' il mistero del mondo, il mistero salvifico, di trasformazione, di risurrezione.
La valutazione prevede lo stare e l'attesa, non e' immediata.
Atto di fede in cio' che viene, non in cio' che e' stato.
Richiede curiosita', disponibilita', obbedienza, desiderio di andare oltre il gia' visto, gia' conosciuto, oltre la riduzione alla propria storia di esperienze passate.
Credere che e' possibile altro. Molto altro.
Richiede l'andare a vedere, fare esperienza, essere mossi da curiosita' benefica.
La fede: credi in cio' che non vedi, vedrai cio' che hai creduto.
Poi avviene, nella misura della propria apertura, accoglienza.
Esempio: il sorgere del sole e' un accadimento quotidiano, ma non scontato.
Promette vita, ma deve essere accolto l'annuncio, essere curiosi di andare a vedere cosa accadra', come bambini
Poi accade. Cosa? La sera, fondamentale andare a cercare le tracce della storia vissuta con Nostro Signore, che e' sempre con me. Li' scopriro' e gustero' l'esperienza, che diverra' parte della mia verita'.
Ed il domani avra' una me portatrice di una verita' trasformata dall'incontro e dall'accoglienza del mio ieri.
La mia verita', la mia esperienza.
Finche' Lui, che e' Verita', sara' la mia esperienza. E la mia verita' sara' Lui, per la mia parte.
Io in Lui, Lui vivo in me.
Valutazione evento/ accadimento/ novita' / annuncio
Propone vita? E' vitale? E' espansivo?
Attenzione: ricordare la Croce/Morte/Risurrezione, attraverso cui tutto devo far passare, e' il mistero del mondo, il mistero salvifico, di trasformazione, di risurrezione.
La valutazione prevede lo stare e l'attesa, non e' immediata.
Atto di fede in cio' che viene, non in cio' che e' stato.
Richiede curiosita', disponibilita', obbedienza, desiderio di andare oltre il gia' visto, gia' conosciuto, oltre la riduzione alla propria storia di esperienze passate.
Credere che e' possibile altro. Molto altro.
Richiede l'andare a vedere, fare esperienza, essere mossi da curiosita' benefica.
La fede: credi in cio' che non vedi, vedrai cio' che hai creduto.
Poi avviene, nella misura della propria apertura, accoglienza.
Esempio: il sorgere del sole e' un accadimento quotidiano, ma non scontato.
Promette vita, ma deve essere accolto l'annuncio, essere curiosi di andare a vedere cosa accadra', come bambini
Poi accade. Cosa? La sera, fondamentale andare a cercare le tracce della storia vissuta con Nostro Signore, che e' sempre con me. Li' scopriro' e gustero' l'esperienza, che diverra' parte della mia verita'.
Ed il domani avra' una me portatrice di una verita' trasformata dall'incontro e dall'accoglienza del mio ieri.
La mia verita', la mia esperienza.
Finche' Lui, che e' Verita', sara' la mia esperienza. E la mia verita' sara' Lui, per la mia parte.
Io in Lui, Lui vivo in me.
Sulla mortificazione
La mortificazione non e' una privazione, ma l'espressione di una scelta.
Tutto e' lecito, ma non tutto giova a me ed al mio destino ultimo: la salvezza della mia anima nella conoscenza della mia sorgente, il Dio Altissimo.
Per ogni cosa, il discernimento a partire dalla mia condizione attuale e dal mio obiettivo, quale scelta mi avvicina di piu'?...
A naso, guardando la Croce del mio Signore, direi tutto cio' che mi piace e mi solletica e' da guardare con sospetto... Anche in un'ottica di crescita personale non fa una grinza: l'apprendimento, l'attenzione, la consapevolezza si attiva quando esco dalla mia zona di comfort, dalla mia zona di comodita', dalla mia zona di disattenzione, dalla mia zona da pilota automatico.
Basta vedere quando mi capita di passare fuori il we... Anche dormissi in un letto posto a 1 km da dove e' il mio, la vita assume un sapore completamente diverso, l'attenzione e' a mille, la vita pare piu' densa....
Quindi mortificare non e' provarsi di cio' che piace, ma allenarsi ad essere esploratori del piu' bello, di cio' che mi puo' piacere di piu' di quanto gia' conosco.
Tutto e' lecito, ma non tutto giova a me ed al mio destino ultimo: la salvezza della mia anima nella conoscenza della mia sorgente, il Dio Altissimo.
Per ogni cosa, il discernimento a partire dalla mia condizione attuale e dal mio obiettivo, quale scelta mi avvicina di piu'?...
A naso, guardando la Croce del mio Signore, direi tutto cio' che mi piace e mi solletica e' da guardare con sospetto... Anche in un'ottica di crescita personale non fa una grinza: l'apprendimento, l'attenzione, la consapevolezza si attiva quando esco dalla mia zona di comfort, dalla mia zona di comodita', dalla mia zona di disattenzione, dalla mia zona da pilota automatico.
Basta vedere quando mi capita di passare fuori il we... Anche dormissi in un letto posto a 1 km da dove e' il mio, la vita assume un sapore completamente diverso, l'attenzione e' a mille, la vita pare piu' densa....
Quindi mortificare non e' provarsi di cio' che piace, ma allenarsi ad essere esploratori del piu' bello, di cio' che mi puo' piacere di piu' di quanto gia' conosco.
domenica 19 luglio 2015
Santa Macrina - preghiera
Tu, o Signore, distruggesti per noi la paura della morte.
Tu rendesti per noi inizio della vera vita la fine dell'esistenza di quaggiù.
Tu per qualche tempo fai riposare nel sonno i nostri corpi e li svegli di nuovo al suono dell'ultima tromba.
Tu dai in deposito alla terra, la nostra terra che plasmasti con le tue mani e di nuovo fai rivivere ciò che ci hai dato, trasformando con l'immortalità e la grazia quello che in noi è mortale e deforme.
Tu ci salvasti dalla maledizione e dal peccato, diventando per noi l'una e l'altro.
Tu schiacciasti le teste del serpente, che attraverso l'abisso della disobbedienza afferrò l'uomo nelle sue fauci.
Tu ci apristi la strada della resurrezione, spezzando le porte dell'inferno e rendendo impotente colui che dominava sulla morte.
Tu desti a coloro che ti temono come vessillo il segno della santa croce, per distruggere l'avversario e rendere sicura la nostra vita.
O Dio eterno, verso il quale mi sono slanciata fin dal seno di mia madre, che la mia anima amò con tutta la sua forza, al quale consacrai e la mia carne e il mio spirito dalla mia giovinezza fino ad ora, tu mettimi accanto un angelo luminoso che mi conduca per mano al luogo del refrigerio, dove si trova l'acqua del riposo, presso il seno dei santi patriarchi.
Tu che hai spezzato la spada fiammeggiante e hai restituito al Paradiso l'uomo che è stato crocifisso insieme a te, e che si era affidato alla tua misericordia, anche di me ricordati nel tuo regno, perchè anche io sono stata crocifissa insieme a te, io che ho inchiodato le mie carni per rispetto religioso di te e che ho temuto i tuoi giudizi.
Non mi separi dai tuoi eletti l'abisso spaventoso; non si frapponga il Maligno sul mio cammino; non venga scoperto davanti ai tuoi occhi, il mio peccato se, ingannata dalla debolezza della mia natura, ho peccato con la parola,con le azioni e con il pensiero.
Tu che hai sulla terra il potere di rimettere i peccati, perdonami affinchè io possa avere ristoro e perchè venga trovata al tuo cospetto, nel momento in cui vengo spogliata del mio corpo, senza macchia, nella forma della mia anima, ma che il mio spirito, perfetto ed immacolato, venga accolto nelle tue mani come incenso di fronte a te.
domenica 6 luglio 2014
La ricchezza della poverta' - S. Giovanni della Croce
| « Per giungere a gustare il tutto, non cercare il gusto in niente. Per giungere al possesso del tutto, non voler possedere niente. Per giungere ad essere tutto, non voler essere niente. Per giungere alla conoscenza del tutto, non cercare di sapere qualche cosa in niente. Per venire a ciò che ora non godi, devi passare per dove non godi. Per giungere a ciò che non sai, devi passare per dove non sai. Per giungere al possesso di ciò che non hai, devi passare per dove ora niente hai. Per giungere a ciò che non sei, devi passare per dove ora non sei. » |
domenica 1 giugno 2014
S. Ignazio - la contemplazione
Buscar Dios in todas cosas.
Trovare Dio in tutte le cose.
L'impassibilita' della contemplazione perfetta, ecco la cima della montagna.
Ogni tanto sostare e guardare la', poi riabbassare lo sguardo e riprendere il cammino, ognuno con il proprio passo, dentro la propria storia.
Ma nel cuore il desiderio ardente, bruciante, continuo: Vieni Santo Spirito, Eterno Padre ti prego!, che possa incontrare Colui che era, che e', che viene!
Gesu', pensaci tu!
Trovare Dio in tutte le cose.
L'impassibilita' della contemplazione perfetta, ecco la cima della montagna.
Ogni tanto sostare e guardare la', poi riabbassare lo sguardo e riprendere il cammino, ognuno con il proprio passo, dentro la propria storia.
Ma nel cuore il desiderio ardente, bruciante, continuo: Vieni Santo Spirito, Eterno Padre ti prego!, che possa incontrare Colui che era, che e', che viene!
Gesu', pensaci tu!
martedì 13 maggio 2014
Rendimento di grazie
Dalla Regola non bollata di san Francesco d'Assisi
[63] 1 Onnipotente, santissimo, altissimo e sommo Dio, Padre santo (Gv 7,11) e giusto, Signore Re del cielo e della terra (Cfr. Mt 11,25), per te stesso ti rendiamo grazie, perché per la tua santa volontà e per l'unico tuo Figlio con lo Spirito Santo hai creato tutte le cose spirituali e corporali, e noi fatti a tua immagine e somiglianza hai posto in Paradiso (Cfr. Gn 1,26 e 2,15), 2 E noi per colpa nostra siamo caduti.
[64] 3 E ti rendiamo grazie, perché come tu ci hai creato per mezzo del tuo Figlio, cosi per il santo tuo amore, col quale ci hai amato (Cfr. Gv 17,26), hai fatto nascere lo stesso vero Dio e vero uomo dalla gloriosa sempre vergine beatissima santa Maria, e, per la croce, il sangue e la morte di Lui ci hai voluti redimere dalla schiavitù.
[65] 4 E ti rendiamo grazie, perché lo stesso tuo Figlio ritornerà nella gloria della sua maestà per destinare i reprobi, che non fecero penitenza e non ti conobbero, al fuoco eterno, e per dire a tutti coloro che ti conobbero e ti adorarono e ti servirono nella penitenza: Venite, benedetti dal Padre mio (Mt 25.34), entrate in possesso del regno, che vi è stato preparato fin dalle origini del mondo.
[66] 5 E poiché tutti noi miseri e peccatori, non siamo degni di nominarti, supplici preghiamo che il Signore nostro Gesù Cristo Figlio tuo diletto, nel quale ti sei compiaciuto (Cfr. Mt 17,5), insieme con lo Spirito Santo Paraclito ti renda grazie così come a te e a lui piace, per ogni cosa, Lui che ti basta sempre in tutto e per il quale a noi hai fatto cose tanto grandi. Alleluia.
[67] 6 E per il tuo amore supplichiamo umilmente la gloriosa e beatissima Madre sempre vergine Maria, i beati Michele, Gabriele e Raffaele e tutti i cori degli spiriti celesti: serafini, cherubini, troni, dominazioni, principati, potestà, virtù, angeli, arcangeli; il beato Giovanni Battista, Giovanni evangelista, Pietro, Paolo, e i beati Patriarchi, i profeti, i santi innocenti, gli apostoli, gli evangelisti, i discepoli, i martiri, i confessori, le vergini, i beati Elia e Enoch e tutti i santi che furono e saranno e sono, affinché, come a te piace, per tutti questi benefici rendano grazie a Te, sommo vero Dio, eterno e vivo, con il Figlio tuo carissimo, il Signore nostro Gesù Cristo e con lo Spirito Santo Paraclito nei secoli dei secoli. Amen. Alleluia (Ap 19,3-4).
[68] 7 E tutti coloro che vogliono servire al Signore Iddio nella santa Chiesa cattolica e apostolica, e tutti i seguenti ordini: sacerdoti, diaconi, suddiaconi, accoliti, esorcisti, lettori, ostiari, e tutti i chierici, e tutti i religiosi e le religiose, tutti i conversi e i fanciulli, i poveri e i miseri, i re e i principi, i lavoratori e i contadini, i servi e i padroni, tutte le vergini e le continenti e le maritate, i laici, uomini e donne, tutti i bambini, gli adolescenti, i giovani e i vecchi, i sani e gli ammalati, tutti i piccoli e i grandi e tutti i popoli, genti, razze e lingue (Cfr. Ap 7,9), tutte le nazioni e tutti gli uomini d'ogni parte della terra, che sono e saranno, noi tutti frati minori, servi inutili (Lc 17,10), umilmente preghiamo e supplichiamo perché perseveriamo nella vera fede e nella penitenza, poiché nessuno può salvarsi in altro modo.
[69] 8 Tutti amiamo con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutta la mente, con tutta la capacità e la fortezza (Mc 12,30 e 33), con tutta l'intelligenza, con tutte le forze (Lc 10,27), con tutto lo slancio, tutto l'affetto, tutti i sentimenti più profondi, tutti i desideri e la volontà il Signore Iddio (Mc 12,30), il quale a tutti noi ha dato e dà tutto il corpo, tutta l'anima e tutta la vita; che ci ha creati (Cfr. Tb 13,5), redenti, e ci salverà per sua sola misericordia; Lui che ogni bene fece e fa a noi miserevoli e miseri, putridi e fetidi, ingrati e cattivi.
[70] 9 Nient'altro dunque dobbiamo desiderare, niente altro volere, nient'altro ci piaccia e diletti, se non il Creatore e Redentore e Salvatore nostro, solo vero Dio, il quale è il bene pieno, ogni bene, tutto il bene, vero e sommo bene, che solo è buono (Cfr. Lc 18,19), pio, mite, soave e dolce, che solo è santo, giusto, vero, santo e retto, che solo è benigno, innocente, puro, dal quale e per il quale e nel quale è ogni perdono (Cfr. Rm 11,36), ogni grazia, ogni gloria di tutti i penitenti e giusti, di tutti i santi che godono insieme nei cieli.
[71] 10 Niente dunque ci ostacoli, niente ci separi, niente si frapponga.
domenica 11 maggio 2014
Nutrimento dell'anima
Da cosa e' nutrita l'anima?
Da quello che leggo
Da quello che vedo
Dalle persone che incontro
Da quello che leggo
Da quello che vedo
Dalle persone che incontro
Ascoltare, chi?
Per ridurre al nulla tutte le cose, cioe' riconoscere che nulla di cio' che esiste fu fatto senza di Lui,
Ergo che senza di Lui tutto e' illusione, devo imparare, veramente, ad ascoltare la Sua voce.
Che non e' la sola, altre voci confondono, rimbombano, spingono all'azione, attraggono, creano tensione, illudono appunto.
Oggi la lettura, Parola di Dio, dava suggerimenti per riconoscere, come pecore docili, il proprio Pastore, e fuggire dagli impostori, ladri e briganti:
1. Gesu' entra, non irrompe. Bussa, non sfonda. Alla porta del mio cuore mi suggerisce di guardare fuori, l'inverno e' passato, la primavera e' arrivata
2. Il guardiano riconosce Gesu'. La mia coscienza riconosce la Verita', la Vita, quando essa parla.
3. Gesu' mi chiama per nome. Conosce la mia storia. Le mie delusioni, le mie ferite, le mie difficolta', le mie paure. E mi interpella. Non mi violenta. Parla con me. Mi fa riposare nell'ovile e mi accompagna quando devo uscirne. Non mi lascia sola, ma mi precede, mi guida, Lui conosce la strada.
4. Mi interpella, ma regala la vita. In abbondanza. Per discernere, quindi, valutare se cio' che ascolto e mi induce ad agire produce vita o produce morte. Anticipare la valutazione dell'azione, perche' l'intenzione sia di obbedire alla vita. Poi cio' che succede e' di Gesu'. Lui conduce, non io.
Ergo che senza di Lui tutto e' illusione, devo imparare, veramente, ad ascoltare la Sua voce.
Che non e' la sola, altre voci confondono, rimbombano, spingono all'azione, attraggono, creano tensione, illudono appunto.
Oggi la lettura, Parola di Dio, dava suggerimenti per riconoscere, come pecore docili, il proprio Pastore, e fuggire dagli impostori, ladri e briganti:
1. Gesu' entra, non irrompe. Bussa, non sfonda. Alla porta del mio cuore mi suggerisce di guardare fuori, l'inverno e' passato, la primavera e' arrivata
2. Il guardiano riconosce Gesu'. La mia coscienza riconosce la Verita', la Vita, quando essa parla.
3. Gesu' mi chiama per nome. Conosce la mia storia. Le mie delusioni, le mie ferite, le mie difficolta', le mie paure. E mi interpella. Non mi violenta. Parla con me. Mi fa riposare nell'ovile e mi accompagna quando devo uscirne. Non mi lascia sola, ma mi precede, mi guida, Lui conosce la strada.
4. Mi interpella, ma regala la vita. In abbondanza. Per discernere, quindi, valutare se cio' che ascolto e mi induce ad agire produce vita o produce morte. Anticipare la valutazione dell'azione, perche' l'intenzione sia di obbedire alla vita. Poi cio' che succede e' di Gesu'. Lui conduce, non io.
Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto.12Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. 13Come l'udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all'ingresso della caverna.
Iscriviti a:
Post (Atom)
