venerdì 26 maggio 2017

Fa che sia bella, la morte - Don Divo Barsotti


"Quando verrà, fa che sia bella la morte.
Atto di puro abbandono all'Amore,
la sofferenza non turbi lo spirito,
né il timore o l'angoscia.
Sappia io donarmi senza chiederti nulla.
Chi ti ama, non può volere che Te: Tu non sei,
se non sei l'Unico, o Dio.
... E sia beatitudine
nella tua luce perdermi
e non trovarmi più"
 
Don Divo Barsotti

mercoledì 24 maggio 2017

Sono una peccatrice


….. non tener conto di una realtà dimenticata, tolta la quale tutto il castello del dogma cattolico crolla miseramente: mi riferisco al dramma del peccato originale, che ha inferto una ferita nella natura dell’uomo (uomo nel senso di umanità: il peccato originale ce l’hanno anche le donne).
Anzi, le ferite sono quattro: l’uomo non è naturalmente buono, ma naturalmente cattivo (lascio a chi vuole di credere alla storiella roussoniana del buon selvaggio; io preferisco attenermi alla storia di Adamo ed Eva).
L’uomo è ignorante: la sua intelligenza è destituita dall’ordinamento naturale alla Verità, per cui si trova in una sorta di accecamento intellettuale che gli fa abbracciare l’errore molto più facilmente della verità (vulnus ignorantiae);
l’uomo è malizioso: la sua volontà invece di ricercare il Vero Bene insegue beni apparenti e fallaci (vulnus malitiae);
l’uomo è debole: alla disposizione ad affrontare le cose ardue si è sostituita una debolezza che fa andare sempre al più facile (vulnus infirmitatis);
l’uomo è attratto dalla dilettazione sensibile: i sensi, invece di essere sottomessi docilmente alla ragione, ricercano il piacere anche oltre i limiti dettati dalla ragione stessa (vulnus concupiscientiae).
Rimedio a queste quattro ferite sono la pratica costante delle quattro virtù cardinali di prudenza, giustizia, fortezza e temperanza.
Ma la medicina suprema è la Grazia di Nostro Signore Gesù Cristo, cooperando alla quale i poveri figli di Eva possono sperare di diventare un tantinello migliori e forse anche dei santi: sissignori, i santi sono fatti della nostra stessa pasta. Però, con l’aiuto di Dio, hanno pedalato costantemente in salita. Ma tutto questo chi lo dice ancora, chi lo predica ancora?
 
(preso qui)

martedì 23 maggio 2017

Preghiera per ottenere l'umiltà - Teresa di Lisieux

 Gesù, tu hai detto:
«Imparate da me
che sono mite e umile di cuore
e troverete riposo alle anime vostre.» 

Sì, Signore mio e Dio mio,
l' anima mia riposa nel vederti
rivestito della forma
e della natura di schiavo,
abbassarti fino
a lavare i piedi dei tuoi apostoli.

Ricordo ancora le tue parole:
«Vi ho dato l' esempio,
perché anche voi
facciate come ho fatto io.
Il discepolo non è più del Maestro...
Se voi comprenderete ciò,
sarete beati mettendolo in pratica.»

Le comprendo, Signore,
queste parole uscite dal tuo cuore
mansueto e umile.
Le voglio mettere in pratica
con l' aiuto della tua grazia...

Tu però, o Signore,
conosci la mia debolezza:
ogni mattino prendo l' impegno
di praticare l' umiltà
e alla sera riconosco
che ho commesso ancora
ripetuti atti di orgoglio.

 A tale vista
sono tentata di scoraggiamento,
ma capisco
che anche lo scoraggiamento
è effetto di orgoglio.

Voglio, mio Dio,
fondare la mia speranza
soltanto su di te.

Poiché tutto puoi
fa' nascere nel mio cuore
la virtù che desidero.

Per ottenere questa grazia
dalla infinita tua misericordia
ti ripeterò spesso:
«Gesù, mite e umile di cuore,
rendi il mio cuore simile al tuo.»

Teresa di Lisieux

lunedì 22 maggio 2017

Situazione di peccato e purezza di cuore in «Delitto e castigo» - Dostoevskij

La prostituta, l'assassino e il libro eterno
di Marco Ballarini (preso qui)


Annus horribilis, il 1864, per Dostoevskij. Il 15 aprile muore la prima moglie e pochi mesi dopo, il 10 luglio, il fratello Michail, che lascia, oltre a una famiglia numerosa completamente priva di mezzi, anche la rivista «Epocha» gravata di debiti per 25.000 rubli. Inizia così un'affannosa ricerca di denaro con emissioni di cambiali, prestiti usurai, incontri con mediatori e uomini d'affari, a volte della peggior specie, commissari di polizia, sempre a un passo dal sequestro della sua proprietà.

«In ogni modo la terribile tensione del 1864, quando Dostoevskij stampava "in tre tipografie in una volta, non badava ai soldi né alla salute e alle forze, correggeva bozze, si dava da fare coi collaboratori e con la censura, rivedeva articoli, cercava quattrini, lavorava fino alle sei del mattino e dormiva cinque ore su ventiquattro", non diede i risultati attesi» [1]. Anche a causa della morte di A. Grigor'ev, uno dei più validi collaboratori, il livello della rivista scade, gli abbonati se ne vanno, con l'inevitabile chiusura nell'estate del '65.

Lo salva temporaneamente un contratto capestro con uno speculatore letterario di nome Stellovskij, che gli offre tremila rubli in cambio dei diritti su quanto già pubblicato e un nuovo romanzo da consegnarsi entro l'inizio di novembre del 1866. In caso di mancata consegna sarebbero passati allo Stellovskij anche i diritti di tutte le opere successive[2].

Per sfuggire ai creditori e potersi concentrare nel lavoro creativo Fëdor è costretto ad andarsene all'estero, ma a Wiesbaden perde al gioco tutto quanto possiede, venendosi a trovare in una situazione di vera indigenza [3].

Accanto ai problemi personali, incombono quelli di una società non solo in evoluzione, ma in forte tensione, con le tragiche conseguenze della riforma contadina e una crisi monetaria che raggiunge l'apice proprio in quegli anni. In ebollizione, naturalmente, anche le idee. Il fourierismo era sfociato nel nichilismo, inaccettabile per Dostoevskij, che contrapponeva l'«anima viva» alla «logica» di quanti volevano "organizzare" la società a spese della libertà personale [4]. In questo clima nasce Delitto e castigo, il primo dei "grandi romanzi", pubblicato a puntate sul «Messaggero russo» a partire dal gennaio 1866.

Romanzo d'azione e di suspence Delitto e castigo dura soltanto quattordici giorni, con uno svolgimento, sul piano dei fatti principali, estremamente lineare. Uno studente, con grandi progetti e pochissimi soldi, uccide una vecchia usuraia e la sua innocente sorella, ma non regge al tormento della coscienza e confessa il delitto prima a Sònja, una giovanissima prostituta, e poi, spinto dalla ragazza, al giudice istruttore Porfirij. L'epilogo ha luogo in Siberia, ai lavori forzati, nove mesi dopo.

mercoledì 3 maggio 2017

Simbolo di Atanasio (atanasiano)

Chiunque voglia salvarsi, deve anzitutto possedere la fede cattolica:
Colui che non la conserva integra ed inviolata perirà senza dubbio in eterno.
La fede cattolica è questa: che veneriamo un unico Dio nella Trinità e la Trinità nell'unità.
Senza confondere le persone, e senza separare la sostanza.
Una è infatti la persona del Padre, altra quella del Figlio, ed altra quella dello Spirito Santo.
Ma Padre, Figlio e Spirito Santo sono una sola divinità, con uguale gloria e coeterna maestà.
Quale è il Padre, tale è il Figlio, tale lo Spirito Santo.
Increato il Padre, increato il Figlio, increato lo Spirito Santo.
Immenso il Padre, immenso il Figlio, immenso lo Spirito Santo.
Eterno il Padre, eterno il Figlio, eterno lo Spirito Santo
E tuttavia non vi sono tre eterni, ma un solo eterno.
Come pure non vi sono tre increati, né tre immensi, ma un solo increato e un solo immenso.
Similmente è onnipotente il Padre, onnipotente il Figlio, onnipotente lo Spirito Santo.
E tuttavia non vi sono tre onnipotenti, ma un solo onnipotente.
Il Padre è Dio, il Figlio è Dio, lo Spirito Santo è Dio.
E tuttavia non vi sono tre dei, ma un solo Dio.
Signore è il Padre, Signore è il Figlio,Signore è lo Spirito Santo.
E tuttavia non vi sono tre Signori, ma un solo Signore.
Poiché come la verità cristiana ci obbliga a confessare che ciascuna persona è singolarmente Dio e Signore: così la religione cattolica ci proibisce di parlare di tre Dei o Signori.
Il Padre non è stato fatto da alcuno: né creato, né generato.
Il Figlio è dal solo Padre: non fatto, né creato, ma generato.
Lo Spirito Santo è dal Padre e dal Figlio: non fatto, né creato, né generato, ma da essi procedente.
Vi è dunque un solo Padre, non tre Padri: un solo Figlio, non tre Figli: un solo Spirito Santo, non tre Spiriti Santi.
E in questa Trinità non v'è nulla che sia prima o dopo, nulla di maggiore o minore: ma tutte e tre le persone sono l'una all'altra coeterne e coeguali.
Cosicché in tutto, come già detto prima, va venerata l'unità nella Trinità e la Trinità nell'unità.
Chi dunque vuole salvarsi, pensi in tal modo della Trinità.
Ma per l'eterna salvezza è necessario, credere fedelmente anche all'Incarnazione del Signore nostro Gesù Cristo.
La retta fede vuole, infatti, che crediamo e confessiamo, che il Signore nostro Gesù Cristo, Figlio di Dio, è Dio e uomo.
È Dio, perché generato dalla sostanza del Padre fin dall'eternità: è uomo, perché nato nel tempo dalla sostanza della madre.
Perfetto Dio, perfetto uomo: sussistente dall'anima razionale e dalla carne umana.
Uguale al Padre secondo la divinità:inferiore al Padre secondo l'umanità.
E tuttavia, benché sia Dio e uomo, non è duplice ma è un solo Cristo.
Uno solo, non per conversione della divinità in carne, ma per assunzione dell'umanità in Dio.
Totalmente uno, non per confusione di sostanze, ma per l'unità della persona.
Come infatti anima razionale e carne sono un solo uomo, così Dio e uomo sono un solo Cristo.
Che patì per la nostra salvezza: discese agli inferi: il terzo giorno è risuscitato dai morti.
É salito al cielo, siede alla destra di Dio Padre onnipotente: e di nuovo verrà a giudicare i vivi e i morti.
Alla sua venuta tutti gli uomini dovranno risorgere con i loro corpi: e dovranno rendere conto delle proprie azioni.
Coloro che avranno fatto il bene andranno alla vita eterna: coloro, invece, che avranno fatto il male, nel fuoco eterno.
Questa è la fede cattolica, e non potrà essere salvo se non colui che l'abbraccerà fedelmente e fermamente.
Amen.

venerdì 21 aprile 2017

All'ombra - Trilussa


Mentre me leggo er solito giornale
spaparacchiato all'ombra d'un pajaro
vedo un porco e je dico: "Addio, majale!"
vedo un ciuccio e je dico: "Addio, somaro!"

Forse 'ste bestie nun me capiranno,
ma provo armeno la soddisfazione
de potè dì le cose come stanno
senza paura de finì in priggione


                                                  Trilussa


mercoledì 19 aprile 2017

Morti che crediamo essere vivi - Léon Bloy

Rimarrà la putrefazione universale.
E’ necessario richiamare alla memoria l’importanza infinita d’un’anima viva; importanza tale, che, l’indomani d’un cataclisma, un solo uomo risparmiato basterebbe a rappresentare provvisoriamente una generazione.
Questo, non c’è bisogno di dirlo, dev’essere inteso in senso spirituale.
La popolazione del globo è valutata da mille e quattro a mille e cinquecento milioni d’individui.
Quante anime realmente vivono in questo brulichìo d’esseri umani?
Una ogni centomila, forse, od una ogni cento milioni.
Non si sa.
Vi sono uomini superiori, uomini anche di genio, se volete, la cui anima non è stata investita dal soffio della vita e che muoiono senza aver vissuto.
Un cuore semplice dirà ogni giorno, piangendo d’angoscia: «In che rapporti sono io con lo Spirito di Dio, con lo Spirito Santo? Vivo io veramente o sono un morto da portare alla sepoltura?».
E’ spaventoso pensare che viviamo in mezzo a una folla di morti che crediamo essere vivi; che l’amico, il compagno, il fratello forse, che ho visti questa mattina e che rivedrò questa sera, hanno una vita soltanto organica, una sembianza di vita, una caricatura d’esistenza, e che in realtà essi si distinguono appena da coloro i quali si squagliano nelle tombe.

giovedì 13 aprile 2017

Trisagio alla Santissima Trinità


V. Sia benedetta la santa e indivisibile Trinità, ora e sempre nei secoli dei secoli.
R. Amen.
V. O Dio, vieni a salvarmi.
R. Signore, vieni presto in mio aiuto.
V. Gloria al Padre, e al Figlio e allo Spirito Santo.
R. Come era nel principio, e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.


ATTO DI CONTRIZIONE
Amorosissimo Dio trino ed uno, Padre, Figlio e Spirito Santo, nel quale credo, in cui spero, che amo di vero cuore: conosco che essendo voi mio Padre non vi ho amato, essendo mio Redentore vi ho disprezzato, essendo mio Benefattore non vi ho corrisposto: ma ora pentito dei miei errori, confesso il gran torto che vi ho fatto, e propongo fermamente di non più peccare, e di amarvi sopra ogni cosa; perché siete infinitamente buono e degno di essere amato.
Perdonatemi, o mio Dio, l'abuso da me fatto della vostra grazia: spero che per l'intercessione di Maria Santissima mi concederete ciò che vi domando. Così sia.
 

INNO
Già declina al tramonto il sol di fuoco,
Tu che sei unità, luce perenne,
Trinità divinissima,
Infondi la tua carità nei cuori.
Nella candida aurora ti lodiamo,
Nel tramonto liete lodi ti innalziamo,
Affinché Tu conceda ai supplicanti
Di lodarti un dì con tutti i santi.
Al Padre eterno, al Figlio suo unigenito
E a Te dator d'eterna vita Spirito,
Ora e sempre nei secoli dei secoli,
Si dia gloria, eterna lode. Amen.

lunedì 10 aprile 2017

Al Sacro Cuore - S. Teresa di Lisieux


1 – Presso al Sepolcro Maria Maddalena cercava Gesù; era in pianto, inginocchiata.     
Tanto era il suo dolore che nemmeno gli Angeli potevano lenirne la pena;        
né il vostro dolce splendore, Arcangeli luminosi, bastava a consolarla.
Voleva vedere il Signore degli Angeli, recarselo via, lontano, sulle braccia.                        

2 – Al santo Sepolcro, rimasta l'ultima, Maria era lì, assai prima dell'alba;            
e venne il suo Dio, velando la propria luce: né lei poteva vincerlo in amore       
Mostrandole allora il suo Volto benedetto, subito fiottò dal suo Cuore una parola sola,
in un mormorio il dolce nome di Maria
E le rese la pace, la felicità.                        

3 – Un giorno, mio Dio, come la Maddalena , ho voluto vederti, avvicinarmi a te;           
e tuffando lo sguardo nell'immensa pianura e cercandone il Re e il Signore, gridai,
verso l'onda, l'azzurro stellato, e il fiore e l'uccello:        
Se io non vedo Iddio, stupenda natura, tu non sei nient'altro per me che uno sterminato sepolcro.

4 – Io ho bisogno di un cuore ardente di tenerezza, a mio eterno, inalienabile sostegno:           
cui tutto sia caro di me, che ami anche la mia debolezza, e mai m'abbandoni, né giorno né notte.         
Non ho potuto trovare creatura capace d'amarmi sempre, e senza mai morire:              
Io ho bisogno di un Dio che assunta la mia natura, mi si faccia fratello e capace del mio soffrire.             

5 – E mi hai inteso, mio Sposo che io amo…       
Per rapire il mio cuore ti sei fatto mortale e, supremo mistero, hai dato il tuo sangue:
e ancora, per me, vivi sull'altare.            
Se non posso vedere la luce del tuo volto , né udire quella voce grave di dolcezza,
posso, o mio Dio, vivere della Grazia, e riposare sul tuo Sacro Cuore!                   

6 – Cuor di Gesù, tesoro di tenerezza, mia gioia e sola speranza,            
tu che sapesti benedire e rallegrare la mia gioventù,    
resta con me fino alla mia ultima sera.
Signore, a te solo ho dato la mia vita, e tu solo conosci tutti i miei desideri.        
Ed io voglio perdermi, o Cuore di Gesù, nella tua sempre infinita bontà.                            
 
7 – Davanti ai tuoi occhi, so bene, nessuna delle nostre giustizie ha valore;       
e io voglio gettar nel tuo Cuore divino i miei sacrifici, per dar loro un valore.     
Tu non trovasti nemmeno i tuoi angeli senza macchia;
dettasti la tua legge tra i fulmini.
Ed io mi nascondo nel tuo sacratissimo Cuore, e non tremo:
tu la mia virtù!                 

8 – Per contemplare la tua gloria, lo so, bisogna passar tra le fiamme:  
ed io, io eleggo per mio purgatorio il tuo amore ardente, o Cuore del mio Dio!               
lasciando la vita quest'anima esiliata vorrebbe compiere un atto di puro amore,
eppoi, volando in cielo, mia patria, entrarti diritta in Cuore!                                                     


Ottobre 1895                   

domenica 9 aprile 2017

La riparazione dei peccati - p. Serafino Tognetti


LA RIPARAZIONE DEI PECCATI 
(Trascrizione di una conversazione di padre Serafino Tognetti) 


Fino a qualche decennio fa, era facile sentire parlare di riparazione dei peccati.
Nell’ 800 sorsero anche degli Ordini religiosi il cui compito era quello di riparare i peccati e offrirsi in qualche modo per i peccatori.
Senza parlare del messaggio di Fatima, tutto improntato sulla riparazione dei peccati, potremmo dire che la spiritualità dei secoli passati nel nostro Occidente era molto incentrata su tale dottrina, ora scomparsa e quasi rigettata. 
Il fondamento di questa spiritualità si fonda sulla considerazione della Redenzione del Signore Gesù, che non si compie come atto estrinseco, esterno.
Dio poteva salvare il mondo stando seduto su una nuvola o in qualsiasi altro modo, anche senza l’Incarnazione – Dio può fare ciò che vuole – ma di fatto ha scelto questo modo: l’Incarnazione.

E incarnandosi si fa Uno con l’uomo. Prende carne, assume l’umanità.

Questo non se l’aspettavano nemmeno gli apostoli, che di fatto sembrano capire veramente la divinità del loro Maestro solo dopo il dono dello Spirito Santo a Pentecoste. 
Anche oggi la salvezza dei mondo avviene allo stesso modo.

Ogni giorno alla Messa il sacerdote, mostrando ai fedeli l’ostia consacrata, esclama: “Ecco l’Agnello di Dio”. E per chiarificare la missione dell’Agnello aggiunge: “Ecco Colui che toglie i peccati del mondo”. 
La missione della Chiesa allora continua ad essere quella del Maestro. Potrebbe la Chiesa dire qualcosa d’altro, di diverso o addirittura di più importante?
La Chiesa ha come missione principale quella di fare presente il Cristo che toglie i peccati.
Il Battista non disse: “Ecco l’Agnello di Dio che mette a posto le cose del mondo”, o “Ecco l’Agnello di Dio che porta la pace tra i popoli e la giustizia economica”.

No: che toglie i peccati del mondo.
E in che modo? Offrendo se stesso, patendo sulla croce, risorgendo dai morti. 
Oggi io sono in quel medesimo Corpo mistico, crocifisso e risorto, quindi partecipo agli stessi fini. 

sabato 8 aprile 2017

La Messa come Sacrificio - p. Serafino Tognetti



LA MESSA COME SACRIFICIO
(Trascrizione di una conversazione di padre Serafino Tognetti)

 Nell’Antico Testamento il culto dovuto a Dio si attua attraverso il sacrificio degli animali, ampiamente descritto nei libri dell’Esodo, del Levitico, del Deuteronomio.
In questi testi, Dio dà ordini molto precisi: nulla deve essere lasciato al caso o all’improvvisazione. Tale precisione di dettagli ci fa capire che questi sacrifici erano molto importanti. Cerchiamo di capirne il motivo.

I sacrifici che si facevano al Tempio erano composti di cinque fasi, cinque tempi:

1.Santificazione (consacrazione) della vittima
2.Offerta (oblazione)
3.Uccisione (immolazione)
4.Infiammazione
5.Consumazione

giovedì 6 aprile 2017

Coraggio!

Ama la verità; mostrati qual sei, e senza infingimenti e senza paure e senza riguardi.
E se la vita ti costa la persecuzione, e tu accettala; e se il tormento, e tu sopportalo.
E se per la verità dovessi sacrificare te stesso e la tua vita, e tu sii forte nel sacrificio.

San Giuseppe Moscati

mercoledì 5 aprile 2017

Dio è così lontano? Video

 
 
 
 

martedì 4 aprile 2017


....
Se - nel generale ottenebrarsi e smarrirsi dell’umano - scorgo dinanzi a me un compito, indipendente e posto con purezza, è unicamente questo:
rafforzare l’intimità con la morte grazie alle più profonde gioie e magnificenze della vita;
rendere la morte, che mai è stata un’estranea, nuovamente conoscibile e tangibile nella sua qualità di tacita complice di ogni cosa viva. […]
Nessun compito ci è affidato più incondizionatamente del quotidiano imparare a morire; ma non è rinunciando alla vita che si arricchisce la nostra sapienza della morte. […]
Noi dobbiamo accogliere la nostra esistenza quanto più ampiamente ci riesca; tutto anche l’inaudito deve essere ivi possibile.

(Rainer Maria Rilke - preso qui)


Gesù, amore dell'anima mia,
insegnami a morire, ed imparerò a vivere.
Insegnami a donarti tutto, per riavere tutto.
Insegnami a passare in Te, perché Tu sia in me.
Nella mia quotidianità quanti rifiuti all'ordinario scorrere delle cose, quanti egoismi, quante rabbie, quanti "ma tu non sai chi sono io"
Tu non sai chi sono io? Chi sono io?
Nulla, se Tu non mi animi, se non ho Vita da Te.
Insegnami, Maestro di Vita, insegnami a morire, per conoscere la forza del tuo abbraccio d'amore.
Non voglio fuggire, non voglio far pace con i miei malesseri, non voglio vivere senza preoccupazioni, ansie, angosce. Voglio, in tutto questo, stare con Te.
Insegnami a morire.
Imparerò a gustare la bellezza della vita.


venerdì 31 marzo 2017

Conoscere Dio - don Divo Barsotti

Se Dio giustamente è il tuo fine,

non puoi dire che non lo conosci,

devi dire piuttosto

che non vuoi incontrarti con Lui.

 

Mille e mille gli idoli

che legano e trattengono l'uomo,

per mille vie si incammina

e l'uomo così si disperde.

 

Invano, senza vivere il dono

totale di sé nell'amore,

crede l'uomo di salvare la sua vita,

di conservarla per sé;

 

ma se tutto vorrà donarsi

in un amore indiviso,

allora lo conoscerà

e salvo sarà nell'Amore,

 

perché la natura dell'uomo

è di essere fuoco,

e l'Amore solo può, senza fine,

alimentarne la fiamma.
 
 

giovedì 23 marzo 2017

Il compimento dell’esistenza - Martin Buber


C’è una cosa che si può trovare in un unico luogo al mondo, è un grande tesoro, lo si può chiamare il compimento dell’esistenza.

E il luogo in cui si trova questo tesoro è il luogo in cui ci si trova.

La maggior parte di noi giunge solo in rari momenti alla piena coscienza del fatto che non abbiamo assaporato il compimento dell’esistenza, che la nostra vita non è partecipe dell’esistenza autentica, compiuta, che è vissuta per così dire ai margini dell’esistenza autentica.

Eppure non cessiamo mai di avvertire la mancanza, ci sforziamo sempre, in un modo o nell'altro, di trovare da qualche parte quello che ci manca.

Da qualche parte, in una zona qualsiasi del mondo o dello spirito, ovunque tranne che là dove siamo stati posti: ma è proprio là, e da nessun’altra parte, che si trova il tesoro.

Nell’ambiente che avverto come il mio ambiente naturale, nella situazione che mi è toccata in sorte, in quello che mi capita giorno dopo giorno, in quello che la vita quotidiana mi richiede: proprio in questo risiede il mio compito essenziale, lì si trova il compimento dell’esistenza messo alla mia portata.[…]

È sotto la stufa di casa nostra che è sepolto il nostro tesoro.

(preso da qui)

giovedì 9 marzo 2017

Vivere senza menzogna - Solženicyn

Non possiamo dimenticare
(preso da qui)

Ci sono documenti e testimonianze che sono diventati il patrimonio della umanità (sarebbe presuntuoso o ridicolo volerli elencare, ne sfuggirebbe sempre qualcuno). Credo che compito di ogni autentico educatore sia quello di mettere in contatto le giovani generazioni con tutte queste splendide dimostrazioni della grandezza del cuore dell’uomo. «A egregie cose il forte animo accendono / l’urne de’ forti…» ove le «urne de’ forti» raccolgono tutto il grande impegno del vero e del bello. Ci saranno ancora «forti animi» da accendere? Verrà il tempo «dei cuori che si infiammano»?
Noi non demordiamo, e il lavoro quotidiano nei vari campi della vita, nell’impegno educativo e nel vasto modo della rete ha questo orizzonte, questa prospettiva e questo desiderio.
Così ci è capitato di riprendere, pensando ai tanti fatti di attualità che coinvolgono i giovani di oggi, questo testo di Solženiciyn pronunciato nel lontano 1974, che gli costò l’espulsione dall’URSS. Certo, alcune osservazioni sono datate. Nel complesso però permane tutta la sua attualità.
Ve ne riproponiamo alcuni stralci, quasi un «manifesto» di un cammino degno di ogni uomo che voglia vivere «senza menzogna». E ci auguriamo che in questo tempo povero di idee e di moti di autentica umanità questo invito susciti spazi di bellezza e di responsabilità. Che queste parole possano camminare con le nostre gambe e nei nostri cuori!
Una volta non osavamo fiatare, far sentire un fruscio. Adesso scriviamo per il «Samizdat», lo leggiamo, e ritrovandoci nei fumoir degli istituti di ricerca diamo sfogo al nostro malcontento: Quante ne combinano quelli, dove ci stanno portando! L’inutile smargiassata cosmica, con lo sfasciume e la povertà che c’è nel paese; rafforzano folli regimi all’altro capo del mondo; attizzano guerre civili; hanno dissennatamente tirato su (a spese nostre) quel Mao Tse-tung, e ancora una volta manderanno noi a combatterlo, e ci toccherà andarci, cosa vuoi fare? Mettono sotto processo chi vogliono, la gente sana la fanno diventare matta - loro, sempre loro, e noi siamo impotenti.
Stiamo ormai per toccare il fondo, su tutti noi incombe la più completa rovina spirituale, sta per divampare la morte fisica che incenerirà noi e i nostri figli, e, noi continuiamo a farfugliare con un pavido sorriso:
- Come potremmo impedirlo? Non ne abbiamo la forza.


Siamo a tal punto disumanizzati, che per la modesta zuppa di oggi siamo disposti a sacrificare qualunque principio, la nostra anima, tutti gli sforzi di chi ci ha preceduto, ogni possibilità per i posteri, pur di non disturbare la nostra grama esistenza.
Non abbiamo più nessun orgoglio, nessuna fermezza, nessun ardore nel cuore. Non ci spaventa neppure la morte atomica universale, non abbiamo paura d’una terza guerra mondiale (ci sarà sempre un angolino dove nascondersi), abbiamo paura soltanto di muovere i passi del coraggio civico.
Ci basta non staccarci dal gregge, non fare un passo da soli, non rischiare di trovarci tutt’a un tratto privi del filoncino di pane bianco, dello scaldabagno, del permesso di soggiornare a Mosca.
Ce l’hanno martellato nei circoli di cultura politica e il concetto ci è entrato bene in testa, ci assicura una vita comoda per il resto dei nostri giorni: l’ambiente, le condizioni sociali, non se ne scappa, l’esistenza determina la coscienza, noi cosa c’entriamo? non possiamo far nulla.
Invece possiamo tutto! Ma mentiamo a noi stessi per tranquillizzarci.
Non è affatto colpa loro, è colpa nostra, soltanto NOSTRA!Si obietterà: ma in pratica che cosa si potrebbe escogitare? Ci hanno imbavagliati, non ci danno retta, non ci interpellano. Come costringere quelli là ad ascoltarci?
Fargli cambiare idea è impossibile.

[…] Davvero non c’è alcuna via d’uscita?
E non ci resta se non attendere inerti che qualcosa accada da sé?
Ciò che ci sta addosso non si staccherà mai da sé se continueremo tutti ogni giorno ad accettarlo, ossequiarlo, consolidarlo, se non respingeremo almeno la cosa a cui più è sensibile.
Se non respingeremo la MENZOGNA.
Quando la violenza irrompe nella pacifica vita degli uomini, il suo volto arde di tracotanza ed essa porta scritto sul suo stendardo e grida: «IO SONO LA VIOLENZA! Via, fate largo o vi schiaccio! ». Ma la violenza invecchia presto, dopo pochi anni non è più tanto sicura di sé, e per reggersi, per salvare la faccia, si allea immancabilmente con la menzogna.
Infatti la violenza non ha altro dietro cui coprirsi se non la menzogna, e la menzogna non può reggersi se non con la violenza. Non tutti i giorni né su tutte le spalle la violenza abbatte la sua pesante zampa: da noi esige solo docilità alla menzogna, quotidiana partecipazione alla menzogna: non occorre altro per essere sudditi fedeli.
Ed è proprio qui che si trova la chiave della nostra liberazione, una chiave che abbiamo trascurato e che pure è tanto semplice e accessibile: IL RIFIUTO DI PARTECIPARE PERSONALMENTE ALLA MENZOGNA.
Anche se la menzogna ricopre ogni cosa, anche se domina dappertutto, su un punto siamo inflessibili: che non domini PER OPERA MIA!
È questa la breccia nel presunto cerchio della nostra inazione: la breccia più facile da realizzare per noi, la più distruttiva per la menzogna.
Poiché se gli uomini ripudiano la menzogna, essa cessa semplicemente di esistere. Come un contagio, può esistere solo tra gli uomini.
Non siamo chiamati a scendere in piazza, non siamo maturi per proclamare a gran voce la verità, per gridare ciò che pensiamo.
Non è cosa per noi, ci fa paura.
Ma rifiutiamoci almeno di dire ciò che non pensiamo.È questa la nostra via, la più facile e accessibile, data la nostra radicata e organica codardia, una via molto più facile che non (fa spavento il nominarla) la disubbidienza civile alla Gandhi.
La nostra via è: NON SOSTENERE IN NESSUN CASO CONSAPEVOLMENTE LA MENZOGNA.
 
Avvertito il limite oltre il quale comincia la menzogna (ciascuno lo discerne a modo suo), ritrarsi da questa cancrenosa frontiera!
Non rinforzare i morti ossicini e le squame dell’Ideologia, non rappezzare i putridi cenci: e saremo stupiti nel vedere con quale rapidità la menzogna crollerà impotente e ciò che dev’essere nudo, nudo apparirà al mondo.

Ognuno di noi dunque, superando la pusillanimità, faccia la propria scelta: o rimanere servo cosciente della menzogna (certo non per inclinazione, ma per sfamare la famiglia, per educare i figli nello spirito della menzogna!), o convincersi che è venuto il momento di scuotersi, di diventare una persona onesta, degna del rispetto tanto dei figli quanto dei contemporanei.
 
E da quel momento tale persona:
  • non scriverà più né firmerà o pubblicherà in alcun modo una sola frase che a suo parere svisi la verità; 
  • non pronunzierà frasi del genere né in privato né in pubblico, né di propria iniziativa né su ispirazione altrui, né in qualità di propagandista né come insegnante o educatore o in una parte teatrale; 
  • per mezzo della pittura, della scultura, della fotografia, della tecnica, della musica, non raffigurerà, non accompagnerà, non diffonderà la più piccola idea falsa, la minima deformazione della verità di cui si renda conto; 
  • non farà né a voce né per iscritto alcuna citazione «direttiva» per compiacere, per cautelarsi, per ottenere successo nel lavoro, se non è pienamente d’accordo col pensiero citato o se questo non è esattamente calzante col suo discorso; 
  • non si lascerà costringere a partecipare a una manifestazione o a un comizio contro il proprio desiderio o la propria volontà. Non prenderà in mano, non alzerà un cartello se non è completamente d’accordo con lo slogan che vi è scritto; 
  • non alzerà la mano a favore di una mozione che non condivida sinceramente; non voterà né pubblicamente né in segreto per una persona che giudichi indegna o dubbia; 
  • non si lascerà trascinare a una riunione dove sia prevedibile che un problema venga discusso in termini obbligati o deformati; 
  • abbandonerà immediatamente qualunque seduta, riunione, lezione, spettacolo, proiezione cinematografica, non appena oda una menzogna profferita da un oratore, un’assurdità ideologica o frasi di sfacciata propaganda; 
  • non sottoscriverà né comprerà in edicola un giornale o una rivista che dia informazioni deformate o che taccia su fatti essenziali.

Non abbiamo enumerato, s’intende, tutti i casi in cui è possibile e necessario rifiutare la menzogna. Ma chi si metterà sulla strada della purificazione non stenterà a individuarne altri, con una lucidità tutta nuova.
Certo, sulle prime sarà duro.
Qualcuno si vedrà temporaneamente privato del lavoro.
Per i giovani che vorranno vivere secondo la verità, all’inizio l’esistenza si farà alquanto complicata: persino le lezioni che si apprendono a scuola sono infatti zeppe di menzogne, occorre scegliere.
Ma per chi voglia essere onesto non c’è scappatoia, neppure in questo caso: mai, neanche nelle più innocue materie tecniche, si può evitare l’uno o l’altro dei passi che si son descritti, dalla parte della verità o dalla parte della menzogna: dalla parte dell’indipendenza spirituale o dalla parte della servitù dell’anima.
 
E chi non avrà avuto neppure il coraggio di difendere la propria anima non ostenti le sue vedute d’avanguardia, non si vanti d’essere un accademico o un «artista del popolo» o un generale: si dica invece, semplicemente: sono una bestia da soma e un codardo, mi basta stare al caldo a pancia piena.
Anche questa via, che pure è la più moderata fra le vie della resistenza, sarà tutt’altro che facile per quegli esseri intorpiditi che noi siamo.
Ma quanto più facile che darsi fuoco o fare uno sciopero della fame: il tuo corpo non sarà avvolto dalle fiamme, non ti scoppieranno gli occhi per il calore, e un po’ di pane nero e d’acqua pura si troveranno sempre per la tua famiglia.
[…]
Una via non facile? La più facile, però, fra quelle possibili.
Una scelta non facile per il corpo, ma l’unica possibile per l’anima.
Una via non facile, certo, ma fra noi ci sono già delle persone, anzi decine di persone, che da anni tengono duro su tutti questi punti e vivono secondo verità.
Non si tratta dunque di avviarsi per primi su questa strada, ma di UNIRSI AD ALTRI!
Il cammino ci sembrerà tanto più agevole e breve quanto più saremo uniti e numerosi nell’intraprenderlo.
Se saremo migliaia, nessuno potrà tenerci testa.
Se saremo decine di migliaia, il nostro paese diventerà irriconoscibile!
Ma se ci facciamo vincere dalla paura, smettiamo di lamentarci che qualcuno non ci lascerebbe respirare: siamo noi stessi che non ce lo permettiamo. Pieghiamo la schiena ancora di più, aspettiamo dell’altro, e i nostri fratelli biologi faranno maturare i tempi in cui si potranno leggere i nostri pensieri e mutare i nostri geni.
Se ancora una volta saremo codardi, vorrà dire che siamo delle nullità, che per noi non c’è speranza, e che a noi si addice il disprezzo di Puskin:

A che servono alle mandrie i doni della libertà?
Il loro retaggio, di generazione in generazione
sono il giogo con i bubboli e la frusta.

Mosca, 12 febbraio 1974 [Giorno dell’arresto di Solženicyn, precedente all’espulsione dall’URSS].

venerdì 3 marzo 2017

RABIA AL BASRI, poesie - (Rābiʿa al-ʿAdawiyya)


Ti ho fatto compagno del mio cuore,
Ma il mio corpo è a disposizione di coloro che cercano la sua compagnia,
E il mio corpo è amichevole verso i suoi ospiti,
Ma l’amato del mio cuore è l’ospite della mia anima”
 

“Se ti adoro per paura dell’Inferno,
Bruciami nell’Inferno!!
Se ti adoro per desiderio del Paradiso,
Chiudimi fuori dal Paradiso
Ma se ti adoro per te stesso soltanto,
Non negarmi la tua eterna bellezza"
 

“Ho due modi di amarti:
Uno è egoista,
L’altro è degno di te.
Nel mio amore egoista io ricordo te, te soltanto.
Nell’altro amore, tu sollevi il velo
E lasci che i miei occhi festeggino alla vista del tuo viso”


“O mio Dio,
Le stelle brillano
E gli occhi degli uomini sono chiusi
I re hanno serrato i loro portoni,
Ed ogni amante è solo con il suo amore.
Eccomi, sono sola con te”


“Alla rinuncia del mondo segue la pace,
la passione per il mondo porta dolore.
Limita i tuoi desideri,
Disciplina te stesso
E non permettere ad alcuno di opprimere la tua anima”


“Le tue preghiere sono la tua luce
La tua devozione è la tua forza
Il sonno è nemico di entrambe
La tua vita è la sola opportunità
Che la vita ti possa dare
Se la ignori, se la sprechi
Ritornerai soltanto polvere”

(preso da qui)